VIGNANELLO
VIGNANELLO
Sul pianoro del Molesino sussisteva un operoso complesso urbano con annessa necropoli
presso l'adiacente Valle del Fosso della Cupa, ove furono rinvenute 16 tombe ipogee a camera con pianta quadrata,
nonché alcuni reperti di valore, attualmente custoditi presso il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma.
A maggior riprova della vasta frequentazione della zona in epoca preromana,
anche le campagne circostanti pullulano di tombe con caratteristiche similari.
Forse nel 410 d.C., a seguito della funesta discesa lungo la penisola italica di Alarico I al comando dei Visigoti,
le genti in fuga dal sacco di Roma si rifugiarono nel territorio aspro e impervio dei Colli Cimini,
addentrandosi nei folti boschi. Di lì sembrerebbe essersi concentrato un vicus tra i fossi Zangola e della Cupa, ove la comunità trovò sostentamento nella presenza di selvaggina e di numerose fonti d'acqua.
È a quest'epoca che potrebbe risalire l'origine del nome Vignanello.
Nel 1169 Federico Barbarossa strappò Vignanello alla Chiesa includendola nei possedimenti imperiali viterbesi, iniziò così una tortuosa contesa che vide protagoniste le famiglie Aldobrandeschi, Orsini e dei Prefetti di Vico.
Il castrum tornò alla Chiesa nel 1435 per essere ceduto all'Ospedale Santo Spirito nel 1456
e poi ancora nel 1534 a Beatrice Farnese, dopo la quale, per vicissitudini di tipo parentale,
il feudo entrò a far parte del dominio dei principi Ruspoli-Marescotti.












































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