VIGNANELLO

VIGNANELLO 

Storia


E' stato identificato, nel territorio dell'attuale Vignanello, un apprezzabile centro falisco (VIII – VII secolo a.C.).
Sul pianoro del Molesino sussisteva un operoso complesso urbano con annessa necropoli
presso l'adiacente Valle del Fosso della Cupa, ove furono rinvenute 16 tombe ipogee a camera con pianta quadrata,
nonché alcuni reperti di valore, attualmente custoditi presso il 
Museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma.
A maggior riprova della vasta frequentazione della zona in epoca preromana,
anche le campagne circostanti pullulano di tombe con caratteristiche similari.

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Forse nel 410 d.C., a seguito della funesta discesa lungo la penisola italica di Alarico I al comando dei Visigoti,
le genti in fuga dal sacco di Roma si rifugiarono nel territorio aspro e impervio dei Colli Cimini,
addentrandosi nei folti boschi. Di lì sembrerebbe essersi concentrato un vicus tra i fossi Zangola e della Cupa, ove la comunità trovò sostentamento nella presenza di selvaggina e di numerose fonti d'acqua.
È a quest'epoca che potrebbe risalire l'origine del nome Vignanello. 

La prima menzione ufficiale del villaggio si ebbe nel 604 d.C., olivetum in feudo Julianelli
quale dono del pontefice Gregorio Magno a favore della Basilica Vaticana,
successivamente il podere passò al Sacro Romano Impero,
e poi nuovamente ai pontefici che ne fecero un possedimento benedettino sino al 1081-1082. 


Stazione

Nel 1169 Federico Barbarossa strappò Vignanello alla Chiesa includendola nei possedimenti imperiali viterbesi, iniziò così una tortuosa contesa che vide protagoniste le famiglie AldobrandeschiOrsini e dei Prefetti di Vico.
 Il castrum tornò alla Chiesa nel 1435 per essere ceduto all'Ospedale Santo Spirito nel 1456
e poi ancora nel 1534 a Beatrice Farnese, dopo la quale, per vicissitudini di tipo parentale,
il feudo entrò a far parte del dominio dei principi Ruspoli-Marescotti

Corso Garibaldi






Borgo






La costruzione della rocca di Vignanello venne iniziata tra il 1531 e il 1538 
dall’impresario muratore Battista di Domenico Petrono da Caorso nel Piacentino, 
poco prima del matrimonio tra il bolognese Sforza Marescotti e Ortensia Farnese, figlia di Beatrice, 
feudataria di Vignanello. 

Il Castello fu voluto nel 1610 da Ottavia Orsini, figlia di Vicino, 
ideatore del Sacro Bosco di Bomarzo, e moglie di Marc’Antonio Marescotti. 
Nel 1704 il Castello prese il nome Ruspoli, con l’obbligo di tramandare il nome. 
Oggi è ancora residenza estiva dei discendenti della stessa famiglia.







































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