BIBLIOTHEQUE NATIONAL DE FRANCE



Il sito François-Mitterrand ( Parigi ), inaugurato nel 1995, è costituito da quattro torri che rappresentano simbolicamente dei libri aperti.

La Biblioteca Nazionale di Francia ( BnF ), così chiamata dal 1994, è stata inaugurata con questo nuovo nome il dal Presidente della RepubblicaFrançois Mitterrand.
Erede delle collezioni reali costituite fin dal 
Medioevo,
possiede una delle collezioni più ricche al mondo.

Fibula ad arco configurato in oro - Età Arcaica 580-480 aC
Arco riproducente un leone alato accucciato con corpo di profilo e testa eretta frontale in lamina battuta, saldato all’ago e alla staffa rettangolare allungata, decorata da riquadri scanditi da linee incrociate e punti. La coda è in semplice filo e costituisce la molla della fibula. Il tipo, databile tra 525 e 500 a.C., è rinvenuto principalmente in contesti accertati vulcenti, con vari esemplari distribuiti nel Museo Gregoriano Etrusco, nei Musei di Monaco e nel British Museum.

Anello in oro a castone ovale - Età Arcaica 580-480 aC
All’interno del castone è raffigurata una scena a sbalzo, disposta orizzontalmente, delimitata
da un motivo a falsa cordicella: un guerriero in nudità  nell’atto di salire su una biga,
guidata da un auriga stante, che regge una frusta e le redini nelle mani.
Davanti ai due cavalli compare una figura virile in corsa che agita una palma.


c..s.
verga a sezione circolare e castone ovale. Quest’ultimo è decorato a sbalzo con le figure affrontate di una chimera e di una sfinge, disposte orizzontalmente ai lati di  una palma stilizzata sormontata da una croce, entro una cornice realizzata con motivo a falsa cordicella.
Collana con pendenti in oro - 
Età Classica 480-320 aC
 realizzata con cordino in cui sono inseriti cinque pendenti in oro. Tre di essi sono a forma di bulla decorata con rosetta in filigrana, alternati a due pendenti ad anforetta. 
Applique fittile conformata a sirena - Età Arcaica 580-480 aC
La figura, riprodotta di prospetto, presenta volto, busto e braccia antropomorfe piegate ad angolo retto da cui scaturiscono le ali di occello così come le zampe raccolte sul ventre. Indossa una tunica a maniche corte, una collana di perle rosse e nere, una fascia sul capo. Le ali sono decorate con piccole piume nere nella parte superiore e lunghe linee dipinte in rosso e nero, nella parte corrispondente alle penne remiganti. Foro passante per il fissaggio ad un supporto perduto al centro dei seni. La superficie, posteriore è grezza. 

Kantharos attico della classe S. Valentin - Età Classica 480-320 aC
rlo arrotondato, labbro svasato, un’ansa a bastoncello verticale, l’altra a forma di fallo, vasca troncoconica, piede ad anello. Entrambi i lati sono decorati sul labbro da una fascia di linguette verticali; tra le due anse decorazione geometrica a losanghe seguita in basso da una fascia a linguette verticali. Questa produzione, che trae il nome dai rinvenimenti in Francia, a La Motte S.-Valentin, di un centinaio di kantharoi skyphoi a vernice nera con motivi geometrici, si può considerare compresa nella tecnica delle figure nere ed è databile alla seconda metà del V sec. a.C.

Scarabeo in sardonica - Età Ellenistica 320-27 aC
incastonato, al momento della scoperta, in una montatura d’argento, poi perduta. Clipeo in parte lacunoso, protorace indistinto dalle elitre. Dorso caratterizzato dall’alternanza di zone bianche e brune, tipico di questa varietà di agata, percorso da parziale duplice linea di sutura che divide le elitre. Sul verso, intaglio riproducente una testa di profilo con copricapo a testa di cinghiale di controversa interpretazione (Atalanta?, Eracle?, Tirreno?, Minerva-Roma?). L’incisione è delimitata da un motivo a falsa cordicella.
c.s. - Tomba François
Clipeo ben distinto, capo segnato da striature. Dorso caratterizzato dall’alternanza di zone bianche e brune tipiche di tale varietà di agata. Esso è percorso da linee di sutura triplicate, poste a dividere le elitre, e da un motivo a catenella che separa protorace dalle elitre. Sul verso, intaglio riproducente Apollo liricine, semipanneggiato, che si appoggia con il braccio sinistro ad una colonna, mentre con l’altra mano regge la lira. L’immagine è delimitata da un motivo a falsa cordicella.

Scarabeo in corniola n/d - Datazione della gemma: 400-375 aC
Sul verso, intaglio riproducente un giovane Nettuno, in nudità ad esclusione del mantello che pende dalle spalla, impegnato nell’apertura della sorgente per la ninfa Amymone, una delle cinquanta figlie di Danao. Il dio è riconoscibile mediante l’attributo del tridente e per l’iscrizione etrusca distribuita attorno alla figura: NETHUNUS (Nettuno). La scena è delimitata da un motivo a falsa cordicella. Lo scarabeo di data al primo quarto del IV sec. a.C. ma è montato su un anello in oro del XIX secolo.

Dado d'avorio - Età Classica 480-320 aC
numeri incisi in lettere etrusche sulle sei facce (al posto dei tradizionali ocelli-puntini o cerchietti), rinvenuto in associazione con un esemplare analogo (Luynes. 816). Gli studiosi hanno fatto varie supposizioni sulla disposizione delle facce: al modello greco, dove ogni faccia e il suo opposto danno la somma di 7 (1/6, 2/5, 3/4), è stata accostata anche la disposizione “ascendente” (1/2, 3/4, 5/6), presente su altri dadi etruschi recanti ocelli. 


Tripode in bronzo - Età Classica 480-320 aC
utile a sostenere un calderone o un braciere.
Piedi conformati a zampa ferina poggianti su piccoli anfibi, da cui si dipartono tre verghette costituenti le gambe del sostegno, arricchite, in corrispondenza dei quattro punti di raccordo, da decorazioni applicate 
a soggetto animale, umano e divino organizzato in gruppi di due figure che insistono su una decorazione fitomorfa sottostante (ovoli, boccioli di loto, palmette). Tra i soggetti figurati: combattimenti tra animali, Castore e Polluce, Eracle e la dea Minerva e due satiri.
Thymiaterion (incensiere) in bronzo - Età Arcaica 580-480 aC
Base di forma triangolare, sostenuta da tre zampe leonine e decorata con motivi vegetali e da tre rispettivi volatili accovacciati posti agli angoli. La base è sormontata da una ulteriore basetta triangolare su cui svetta una figura ammantata, stante, con braccio sinistro portato al fianco e il destro mutilo avanzato. La figura, dalle forme massicce del corpo e del volto, incorniciato da lunghi capelli, indossa una veste aderente che lascia scoperta la spalla  destra, e calzature a punta (calcei repandi). Dal capo della figura si diparte una serie di modanature culminanti in origine in una vasca, ora perduta.
Elmo bronzeo di tipo corinzio con decorazione figurata - Età Arcaica 580-480 aC
Calotta emisferica che lascia scoperta la nuca, prolungandosi anteriormente in un nasale e in due paragnatidi fisse, separate nella parte centrale. Il passaggio dalla calotta alle paragnatidi è sottolineato da una minuziosa decorazione a strigilature, mentre le paragnatidi e il frontale sono delimitati da decorazione a globetti. In corrispondenza del frontale, scena mitologica riproducente la lotta tra Eracle e Apollo per la contesa della cerva di Cerinea. Eracle, vestito di leonthé, si scaglia contro il suo avversario brandendo la clava con la mano destra, mentre con la sinistra afferra le corna della cerva, catturata e tenuta ferma sul dorso, con le zampe legate. Dalla parte opposta, il dio Apollo, che indossa sulla spalla la faretra, avanza  impetuoso nel tentativo di scoccare una freccia

Anfora etrusca a figure nere del pittore di Tityos - Età Arcaica 580-480 aC
Su entrambi i lati del collo, sono raffigurate due sfingi affrontate con volti retrospicienti. Sul lato A della spalla, Eracle inginocchiato affronta un centauro brandendo l’arco e la clava. La figura eroica è resa riconoscibile dalla leontè (pelle di leone). Sul lato opposto, sempre sulla spalla, è raffigurato un centauro barbato al galoppo con capelli aI vento. Alle spalle della figura ferina è dipinto un arbusto. Compreso tra un motivo vegetale a foglie d’edera e un motivo a meandri, il registro inferiore presenta una teoria di figure animali e creature fantastiche: grifo, sfinge, pantera, leoni. Intorno al piede è dipinto un motivo a denti di lupo.
Piatto etrusco a figure rosse - Età Classica 480-320 aC
recentemente ricondotto ad officina ceretana, datato al IV a.C. All’interno del medaglione è raffigurata una grande testa femminile vista di prospetto, forse identificabile con Turan, ornata da un diadema, una collana e orecchini. Intorno alla testa femminile, lungo le pareti, sono rappresentati quattro eroti in volo ornati di collane che reggono degli alabastra, uno specchio e delle bende. L’esterno del piatto è decorato da quattro linee nere concentriche.
Anfora etrusca sovradipinta del gruppo Praxias - Età Classica 480-320 aC
Sul lato A è dipinto un Eros in nudità caratterizzato da grandi ali nell’atto di chinarsi per raccogliere uno scudo(?). La figura è identificata dall’iscrizione greca “Εροτο”. Sul lato B, un altro Eros è seduto su una roccia e tiene in mano un caduceo.

Anfora etrusca sovradipitna di Praxias - Età Classica 480-320 aC
1843, acquistata dal principe di Canino
Sul lato A, Peleo procede verso sinistra tenendo tra le mani Achille in fasce. Davanti alle due figure sono rappresentate due lance. Sul lato B, il centauro Chirone visto di profilo procede verso sinistra tenendo tra le mani Achille neonato. Il vaso presenta diverse iscrizioni, in greco e in etrusco: lungo l’orlo, ben visibile è sovradipinta in bianco la firma Πραξιας (Praxias) in alfabeto greco; su una delle anse figura il nome Arnθe scritto in alfabeto etrusco; sul corpo del vaso si trovano le iscrizioni greche che identificano le figure dipinte: Πελει (Peleo), Αχιλες (Achille), Χιρον (Chirone)
Olpe etrusco-corinzia a decorazione figurata del Pittore della Hercle - Età Orientalizzante 720-580 aC
isolato nella più ampia officina denominata Bottega delle Olpai. Il vaso è caratterizzato da un ampio labbro svasato, collo cilindrico distinto da un breve collarino decorato a puntini, corpo ovoide. L’ansa verticale si imposta direttamente sull’orlo con due rotelle laterali decorate con rosetta. Sul corpo la decorazione è distribuita su cinque registri sovrapposti, con teorie di animali reali e fantastici: uccelli, cigni, cervi, sfingi, cinghiali, pantere, cani, capre, leoni, stambecchi tutti rivolti verso destra. I registri sono tra loro separati da fasce parallele brune, rosse e bianche, Tra le figure animali sono inserite, come riempitivo, numerose rosette circolari alcune delle quali con partizioni graffite a croce. La parte inferiore del vaso è decorata da serie di denti di lupo.
Specchio inciso in bronzo, a disco circolare con codolo - Età Ellenistica 320-27 aC
Lo specchio, il cui manico in materiale deperibile è perduto, presenta sul retro una complessa decorazione che si sviluppa su tre registri, con tredici personaggi identificati da iscrizioni incise. Dal 1834, il soggetto principale della rappresentazione è stato interpretato come la riconciliazione tra Elena e Menelao, per intervento dell’ombra di Agamennone. Nel registro superiore Eracle presenta un bambino alato (Epiur) a Giove (Tinia). Quest’ultimo, al centro, è seduto su un trono riccamente decorato; il petto è in nudità, mentre le gambe sono avvolte da una clamide decorata con ricami. Nella mano sinistra il dio tiene il fulmine che appoggia alla spalla. I piedi poggiano su una scala sorretta da due sfingi. La testa diademata è rivolta a sinistra, in direzione del bambino (Epiur) portato da Ercole (Herclé). L’eroe, anch’esso diademato, è raffigurato imberbe e in nudità. Con la mano destra regge la clava, mentre tiene Epiur con il braccio sinistro ricoperto di pelle di leone. Il bambino è nudo, con le ali spiegate. Ai lati di questo gruppo centrale sono rappresentate due dee sedute su sgabelli riccamente decorati. Quella alle spalle di Giove è una Venere etrusca, Thalna. Un cigno è posto ai suoi piedi. Dietro Ercole vi è un’altra Venere etrusca (Turan). La dea si appoggia con la mano destra ad uno scettro ornato da una melagrana. Ai suoi piedi è posto un ramo di mirto. Nel registro mediano Elena (Elina), vestita con un ricco costume frigio, è seduta su un trono decorato con teste di leone. Porge la mano a una figura virile barbata e riccamente abbigliata che arriva da destra: Agamennone (aχmemrun). Il re di Micene ha il capo coperto da un lembo del suo mantello o sudario. Tra di loro è raffigurato Menelao (Menle) vestito semplicemente di una clamide. Egli si appoggia con la mano sinistra su una lancia e tiene una phyale nella mano destra. Dall’altra parte di Elena è rappresentato Paride (elχsntre), seminudo e rivolto a sinistra. Tiene nella mano destra una lancia e avanza verso Mean (divinità etrusca personificante la Vittoria), che regge una larga banda ed è affiancata da una cerva. All’estrema sinistra compare Aevas (Memnone o Aiace), glabro e in nudità, indossa semplicemente un berretto frigio. Dietro Agamennone è rappresentata Lasa Thimrae che tiene in mano un alabastro e un discerniculum. Nel registro inferiore Lasa racuneta è raffigurata adagiata su un calice di fiori, in nudità e con un diadema sul capo. Il suo collo è ornato da un collana e le sue ali sono spiegate. Tiene nella mano sinistra un alabastro e nella destra un ago di profumo.
Stamnos etrusco a figure rosse del Pittore di Settecamini*Età Classica 480-320 aC
*Ceramografo etrusco del primo periodo delle figure rosse (375-350 aC), chiamato così da uno stàmnos di forma speciale al museo di Firenze, proveniente da Settecamini (vicino ad Orvieto). Tutti i vasi che gli vengono attribuiti, hanno scene 
mitologiche, alcuen delle quali di raro interesse. Sul lato A, un Dioscuro in nudità armato di lancia porge l’uovo a Leda. Sopra l’uovo compare l’iscrizione etrusca: ELINAI. Sul lato B Aiace in nudità armato di spada e lancia è accompagnato da Tecmessa. L’eroe è identificato tramite iscrizione etrusca: AIVAS. L’orlo del vaso è decorato da un motivo a ovuli, mentre la spalla da un motivo a linguette. Ai lati delle anse sono raffigurate grandi palmette. La scena figurata è delimitata in basso da un motivo a onde correnti.


Cratere a volute etrusco a figure rosse del Gruppo di Alcesti* - Età Classica 480-320 aC
Sul lato A, Alcesti cinge le braccia intorno al collo di suo marito, Admeto, per frapporsi tra lui e gli spaventosi demoni che sono venuti a cercarlo. A sinistra della coppia è rappresentato Charun che impugna un grosso martello, mentre a destra compare la figura di Acheron o Tuchulcha, un demone infernale con grandi ali e una testa mostruosa (orecchie d’asino, serpi tra i capelli), il quale maneggia grossi serpenti. Sullo sfondo campeggiano epigrafi etrusche in vernice bianca, scritte prima della cottura del vaso: ALCSTI, ATMITE, ECA, ERSCE, NAC, ACHRUM, FLERTHRCE. Sul lato B, sono rappresentati due figure maschili e una menade che danzano. La figura femminile, in nudità sopra la vita, sorregge un grande timpano (tamburello). Il personaggio maschile sulla sinistra cerca di attrarre a sé la figura femminile afferrandola per un lembo della veste, mentre quello di destra, con espressione sorpresa, sembra ritrarsi verso destra. Delle patere e una benda occupano lo sfondo e sul terreno sono raffigurati una roccia e un elemento vegetale. La decorazione figurata è compresa tra un motivo a linguette in alto sulla spalla e un motivo a meandro in basso. Elementi plastici (volute, palmette e protomi di mostri marini) sono applicati alle anse. Fregi vegetali sovrapposti (rosette, boccioli di loto, foglie di alloro) corrono lungo tutta la circonferenza del collo. Grandi palmette sono raffigurate al di sotto delle anse.

Cratere a campana etrusco a figure rosse, attribuito al Gruppo di Turmuca (330-300 a.C.).
Sul lato A, Aiace (
Aivas) sacrifica un prigioniero troiano in nudità, afferrandolo per i capelli
e trafiggendolo con la spada, dalla quale sgorga il sangue.
La scena avviene alla presenza di Charun (
Charu), che brandisce il martello.
Sul lato B, Charun accoglie l’anima di Turmuca (
hintia turmucas); a sinistra vi è una figura femminile a mani giunte apparentemente estranea, a destra Pentesilea (Pentasila), la regina delle Amazzoni.
Anche Turmuca appare raffigurata come un’amazzone con ampio 
himation che le vela il capo e balteo che le attraversa il petto. La scena figurata è delimitata in alto e in basso da motivi vegetali.
Kylix (coppa da vino in ceramica) etrusca a figure rosse del Pittore di Settecamini - Età Classica 480-320 aC
All’interno del medaglione è raffigurata Pasifae seduta, che tiene sulle ginocchia il Minotauro fanciullo. Sullo sfondo è appesa una cista; ai piedi della figura femminile, riccamente abbigliata, compare un cigno. Il tondo della kylix è incorniciato da motivi a meandro alternati a motivi a crocette. All’esterno è rappresentata una scena dionisiaca forse riferibile al mito dello sbranamento di Penteo. Su entrambi i lati sono raffigurati due satiri in nudità che si muovono a passo di danza reggendo tirsi, tra loro compare una menade che regge un tirso e un piede umano. Lo spazio attorno alle anse è riccamente decorato con palmette.

Oinochoe etrusca a figure nere del Pittore di Tityos - Età Arcaica 580-4 

Il vaso reca un’imboccatura trilobata a becco stretto. L’ansa trifida si imposta direttamente sull’orlo con due rotelle laterali. Sul collo è rappresentato un motivo a foglie d’edera e archetti con puntini bianchi. Sulla spalla è presento l’incontro tra Paride e Elena, raffigurati stanti e affrontati. La figura maschile, in nudità con clamide fissata al collo e fionda nella mano destra, saluta la figura femminile, la quale regge l’orlo della veste con la mano destra. Alle spalle di Paride seguono Afrodite, vestita di chitone e himation con uno scettro o un bastone nella mano sinistra, ed Enea vestito di corto chitone e corona nella mano sinistra. I personaggi sono affiancati da figure animali, reali e fantastici: sfingi alate, cavallo, leoni, pantera. Il fregio inferiore, separato da un doppio motivo a foglie d’edera con linea a zigzag al centro, rappresenta una teoria di animali ed esseri fantastici che si muovono verso sinistra: pantera, grifone, tritone, sfingi e leoni. La parte inferiore del vaso è decorata con un fregio di foglie d’edera e da una catena di denti di lupo, che dipartono dal piede del vaso.
Coppa LACONICA a figure nere su fondo bianco del Pittore di Arkesilas - Età arcaica 580-480 aC
All’interno della coppa, una figura virile barbata, Αρκεσιλας (Arkesilas), siede sotto un baldacchino e supervisiona la pesatura, l’imballaggio e lo stoccaggio di una merce identificata come silphion ad opera di quattro servitori. I personaggi sono identificati tramite iscrizione: Σοφορτος, [. . στ]αθµος, [. . .]iρµοφορος, ΟρυΧο, ΣλιφοµαΨος. Sotto la linea di esergo, una piccola figura stante e ammantata, Φυλακος, osserva due servi che si affrettano a scaricare dei sacchi; entrambi sono accompagnati da iscrizioni, ma solo una è leggibile: Μαεν.




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