Vulci reperti nel Mondo
VULCI REPERTI NEL MONDO
dal MUSEO DEL LOUVRE
- Museo Gregoriano Etrusco
Gioielli d'oro e grande cista ovale in bronzo - Antikensammlungen – Monaco
Oro, bronzi, Giano Bifronte - Badisches Landesmuseum – Karlsruhe
Incensiere e scudo in bronzo - Museo Antoine Vivenel – Compiègne
Oggetti in bronzo - Bibliothèque Nationale de France – Paris
Elmo, ceramiche a figure nere e rosse - British Museum – Londra
Bronzi, terracotte - Field Museum – Chicago
Vasi, buccheri, bronzi, ceramiche - Paul Getty Museum – Los Angeles
Figurine in bronzo - Museo Archeologico di Bologna
Nenfro, specchi - Museo etrusco di Villa Giulia - Roma
(unico al mondo) da Vulci solo un nenfro - Museum of Fine Arts – Boston
Nenfro, terracotte, scarabeo - Museo del Louvre – Parigi
Vasi figure rosse e nere, buccheri, elmo, trono - Art Institute of Chicago
Bronzo, bucchero - Israel Museum – Gerusalemme
Vasi, buccheri - Metropolitan Museum
Askos, leone, candelabro, calice, bronzi, gioielli - Hermitage Museum
Elmo, aryballos, oinochoe - Penn Museum – Philadelphia - in generale
Ceramica, askos, alabastron, buccheri - Varldskulturmuseerna – Stoccolma
Urna, buccheri, ceramiche - World Museum – Liverpool
Orecchini, candelabri, crateri, rasoio
Aggiunti iin fondo reperti senza Museo. - Palazzo della Crocetta - Firenze
Grande quantità di vasi
(Nella ricerca aggiungete: - Firenze, altrimenti blogger va su: fontana della Crocetta - VT) - RIJKSMUSEUM VAN OUDEN - LEIDA
(oltre un centinaio di vasi greci attici) - STAATLICHE MUSEEN - BERLINO - Berlino
(tantissimi vasi greci) - PENN MUSEUM - Reperti di Vulci
PERIODIZZAZIONE DELL'ARTE ETRUSCA:
- Caratterizzato da forme geometriche e semplice decorazione.
- Influenzato da contatti con il Vicino Oriente e la Grecia,
con l'introduzione di elementi decorativi e motivi animali. - Marcato dall'influenza greca, soprattutto di tipo ionico e attico, con la nascita della ceramica a figure nere.
- Segna una riduzione della produzione artistica a causa della conquista romana e della diminuzione dei contatti con il mondo greco.
- Ultima fase della produzione artistica etrusca, con una produzione in serie e la graduale sostituzione della ceramica a figure rosse con quella a vernice nera lucida.
Anfora etrusca da Vulci, conservata al Museo del Louvre.
Coperchio di sarcofago con coppia di sposi. Da Vulci (tomba dei Tetnies), terzo quarto del IV secolo a.C. Travertino. Boston, Museum of Fine Arts 86.145a-b.
*brocca, con corpo allungato e imboccatura rotondaLebete etrusco-geometrico su alto piede a tromba del Pittore Argivo - Età orientalizzante 720-580 aC
caratterizzato da un’ampia bulla sferoidale posta al di sotto della vasca. Le anse a doppio arco, innestate sul punto di massima espansione della vasca, sono decorate con trattini e fasce campite a reticolo. Il vaso presenta una ricca decorazione geometrica organizzata in fregi sovrapposti. Al centro della vasca tre cavalieri incitano alla corsa i loro destrieri con sottili frustini mentre con la mano destra tengono le redini. Ai piedi dei cavalieri sono dipinti uccelli rivolti verso destra mentre cornici tratteggiate, triangoli reticolati e cerchielli fungono da riempitivi. Sul lato opposto della vasca, due cavalli si affrontano ai lati di una struttura identificata come una mangiatoia. Lo spazio intorno alle anse è decorato con cavalli, con mangiatoie tra le zampe, losanghe stellate campite a reticolo, uccelli entro cornice e riempitivi geometrici. Nel registro inferiore, inquadrato da file di triangoli reticolati, si alternano metope con cerbiatti accovacciati retrospicienti e fasce verticali campite a reticolo. Nelle metope della bulla, incorniciate da file di triangoli reticolati e fasce parallele, sono dipinti uccelli rivolti verso destra alternati a rosette con otto petali. Sull’alto piede a tromba si ripete, tra fasce parallele e file di triangoli, il motivo degli uccelli entro metopa con triangoli e linea ondulata come riempitivo. Il lebete di Tampa, insieme al lebete di Cavalupo -unico rinvenuto in contesto-, agli esemplari di New York, Chicago, Urbana-Champaign e a due lebeti adespoti svizzeri, è stato attribuito al Pittore Argivo, ceramografo operante in un’officina vulcente attiva intorno all’ultimo quarto dell’VIII sec. a.C.. Il suo nome deriva dai motivi decorativi, ampiamente utilizzati nelle sue opere, tipici della produzione geometrica di Argo e di altri centri della Grecia insulare (Eubea e Cicladi). Nonostante gli evidenti legami con esperienze artigianali allogene non mancano richiami alla tradizione locale riconoscibili nella forma peculiare del vaso.
Statua di ippocampo in nenfro - Età arcaica 580-480 aC
scolpita in un solo pezzo con plinto di base, mancante di parte del muso, delle zampe rampanti anteriori, di cui rimangono le appendici alate. Il mostro marino, dal corpo sinuoso caratterizzato da un morbido modellato, ha orecchie rivolte in avanti e due grandi occhi a mandorla, leggermente allungati, doppia criniera a cresta eretta, una mandibola sporgente e arrotondata e il collo increspato da pieghe cutanee e coda bifida. La statua costituiva un arredo funerario posto ai lati dell’ingresso della tomba con probabile funzione apotropaica, insieme ad altro un elemento analogo
Statua di sfinge n nenfro - Età arcaica 580-480 aC
ricomposta da due frammenti e mancante delle zampe, con volto di prospetto e corpo alato rivolto verso destra. La capigliatura con scriminatura mediana è organizzata in spesse trecce spiraliformi che, appuntate dietro le orecchie, scendono serpeggianti sul torace mentre ricadono dritte sull’ala posteriore. Il volto è caratterizzato da una fronte spaziosa curvilinea, con apicatura centrale, e occhi allungati evidenziati da ampie arcate sopraccigliari che, senza soluzione di continuità, si ricongiungono al naso mutilo. La tipica espressività arcaica è conferita dalla bocca con angoli leggermente piegati verso l’alto. Dal petto prominente si dipartono le lunghe ali, desinenti a riccio con scanalature del piumaggio ben marcate. La sfinge doveva essere accosciata sulle zampe posteriori, con la coda raccolta intorno alla coscia destra, su un plinto parallelepipedo. La statua di Amburgo, insieme ad un secondo esemplare frammentario conservato nello stesso museo, è stata attribuita alla mano di un maestro scalpellino, “Maestro di Civitavecchia”, operante a Vulci intorno alla metà del VI sec. a.C. Il Maestro, che prende il nome da una delle due sfingi conservate al museo di Civitavecchia, aggiorna il linguaggio stilistico della scultura in pietra del periodo precedente, con evidenti richiami alle esperienze scultoree greco-orientali (Samo, Mileto). L’eccezionale ritrovamento di una statua di sfinge nella nell’omonima tomba della necropoli dell’Osteria, scavi 2011-2012, incrementa il numero delle sculture ascrivibili allo stesso gruppo di cui fanno parte, oltre ai già citati esemplari di Amburgo e Civitavecchia, una statua di sfinge perduta, di cui rimangono solo le foto in bianco e nero, relative ai momenti successivi alla scoperta, un frammento acquisito nel 1984 dal Fogg Museum dell’Università di Harvard e una sfinge appartenente ad un’anonima e non ubicata collezione privata.
Olpe (terzo quarto VII sec. aC)Bucchero nero. Labbro aggettante, collo cilindroide a profilo concavo, alla base del collo nervatura; corpo ovoide; piede ad anello. Ansa a nastro verticale con attacco superiore bifido. Sul corpo ventaglietti aperti e disposti orizzontalmente impressi; sull'ansa cinque serie di tre ventaglietti semiaperti disposti verticalmente. Incisi al centro del corpo sette linee parallele, alla base serie di raggi a duplice trattoTripode in bronzo decorato con scene in miniatura di Eracle,
un autentico capolavoro dell’arte etrusca arcaica.
Ermitage, San Pietroburgo
su alto piede a tromba caratterizzato da un’ampia bulla sferoidale posta al di sotto della vasca. Le anse a doppio arco, innestate sul punto di massima espansione della vasca, sono decorate con trattini. Il vaso e il coperchio (con pomello non originale) presentano una ricca decorazione geometrica organizzata in fregi sovrapposti. Almeno su uno dei due lati della vasca Il fregio principale, suddiviso in metope intervallate da fasce verticali campite con motivi a clessidra orizzontale e puntini, è decorato da una teoria di cavalli rivolti verso destra. Nel registro inferiore della vasca, inquadrato da file di triangoli reticolati, si alternano metope con losanghe intervallate da fasce verticali campite a reticolo. La bulla è decorata da fregi sovrapposti riempiti da fasce parallele, triangoli reticolati e da una catena di losanghe campite a reticolo. Sull’alto piede a tromba si sviluppa una catena di meandri a L incorniciata da fasce parallele e da catene di triangoli campiti a reticolo. Il lebete di Urbana, insieme al lebete di Cavalupo -unico rinvenuto in contesto-, agli esemplari di New York, Chicago, Tampa e a due lebeti adespoti svizzeri, è stato attribuito al Pittore Argivo, ceramografo operante in un’officina vulcente attiva intorno all’ultimo quarto dell’VIII sec. a.C. Il suo nome deriva dai motivi decorativi, ampiamente utilizzati nelle sue opere, tipici della produzione geometrica di Argo e di altri centri della Grecia insulare (Eubea e Cicladi). Nonostante gli evidenti legami con esperienze artigianali allogene non mancano richiami alla tradizione locale riconoscibili nella forma peculiare del vaso del motivo decorativo del meandro a gradini utilizzato sul piede.
Kyathos in bucchero - Età Arcaica 580-480 aC
THE TAMPA MUSEUM OF ART, FLORIDA
Lebete etrusco-geometrico del Pittore Argivo - Età Orientalizzante 720-580 aC
*brocca, con corpo allungato e imboccatura rotonda
Lebete etrusco-geometrico su alto piede a tromba del Pittore Argivo - Età orientalizzante 720-580 aC
caratterizzato da un’ampia bulla sferoidale posta al di sotto della vasca. Le anse a doppio arco, innestate sul punto di massima espansione della vasca, sono decorate con trattini e fasce campite a reticolo. Il vaso presenta una ricca decorazione geometrica organizzata in fregi sovrapposti. Al centro della vasca tre cavalieri incitano alla corsa i loro destrieri con sottili frustini mentre con la mano destra tengono le redini. Ai piedi dei cavalieri sono dipinti uccelli rivolti verso destra mentre cornici tratteggiate, triangoli reticolati e cerchielli fungono da riempitivi. Sul lato opposto della vasca, due cavalli si affrontano ai lati di una struttura identificata come una mangiatoia. Lo spazio intorno alle anse è decorato con cavalli, con mangiatoie tra le zampe, losanghe stellate campite a reticolo, uccelli entro cornice e riempitivi geometrici. Nel registro inferiore, inquadrato da file di triangoli reticolati, si alternano metope con cerbiatti accovacciati retrospicienti e fasce verticali campite a reticolo. Nelle metope della bulla, incorniciate da file di triangoli reticolati e fasce parallele, sono dipinti uccelli rivolti verso destra alternati a rosette con otto petali. Sull’alto piede a tromba si ripete, tra fasce parallele e file di triangoli, il motivo degli uccelli entro metopa con triangoli e linea ondulata come riempitivo. Il lebete di Tampa, insieme al lebete di Cavalupo -unico rinvenuto in contesto-, agli esemplari di New York, Chicago, Urbana-Champaign e a due lebeti adespoti svizzeri, è stato attribuito al Pittore Argivo, ceramografo operante in un’officina vulcente attiva intorno all’ultimo quarto dell’VIII sec. a.C.. Il suo nome deriva dai motivi decorativi, ampiamente utilizzati nelle sue opere, tipici della produzione geometrica di Argo e di altri centri della Grecia insulare (Eubea e Cicladi). Nonostante gli evidenti legami con esperienze artigianali allogene non mancano richiami alla tradizione locale riconoscibili nella forma peculiare del vaso.
caratterizzato da un’ampia bulla sferoidale posta al di sotto della vasca. Le anse a doppio arco, innestate sul punto di massima espansione della vasca, sono decorate con trattini e fasce campite a reticolo. Il vaso presenta una ricca decorazione geometrica organizzata in fregi sovrapposti. Al centro della vasca tre cavalieri incitano alla corsa i loro destrieri con sottili frustini mentre con la mano destra tengono le redini. Ai piedi dei cavalieri sono dipinti uccelli rivolti verso destra mentre cornici tratteggiate, triangoli reticolati e cerchielli fungono da riempitivi. Sul lato opposto della vasca, due cavalli si affrontano ai lati di una struttura identificata come una mangiatoia. Lo spazio intorno alle anse è decorato con cavalli, con mangiatoie tra le zampe, losanghe stellate campite a reticolo, uccelli entro cornice e riempitivi geometrici. Nel registro inferiore, inquadrato da file di triangoli reticolati, si alternano metope con cerbiatti accovacciati retrospicienti e fasce verticali campite a reticolo. Nelle metope della bulla, incorniciate da file di triangoli reticolati e fasce parallele, sono dipinti uccelli rivolti verso destra alternati a rosette con otto petali. Sull’alto piede a tromba si ripete, tra fasce parallele e file di triangoli, il motivo degli uccelli entro metopa con triangoli e linea ondulata come riempitivo. Il lebete di Tampa, insieme al lebete di Cavalupo -unico rinvenuto in contesto-, agli esemplari di New York, Chicago, Urbana-Champaign e a due lebeti adespoti svizzeri, è stato attribuito al Pittore Argivo, ceramografo operante in un’officina vulcente attiva intorno all’ultimo quarto dell’VIII sec. a.C.. Il suo nome deriva dai motivi decorativi, ampiamente utilizzati nelle sue opere, tipici della produzione geometrica di Argo e di altri centri della Grecia insulare (Eubea e Cicladi). Nonostante gli evidenti legami con esperienze artigianali allogene non mancano richiami alla tradizione locale riconoscibili nella forma peculiare del vaso.
Statua di ippocampo in nenfro - Età arcaica 580-480 aC
scolpita in un solo pezzo con plinto di base, mancante di parte del muso, delle zampe rampanti anteriori, di cui rimangono le appendici alate. Il mostro marino, dal corpo sinuoso caratterizzato da un morbido modellato, ha orecchie rivolte in avanti e due grandi occhi a mandorla, leggermente allungati, doppia criniera a cresta eretta, una mandibola sporgente e arrotondata e il collo increspato da pieghe cutanee e coda bifida. La statua costituiva un arredo funerario posto ai lati dell’ingresso della tomba con probabile funzione apotropaica, insieme ad altro un elemento analogo
Statua di sfinge n nenfro - Età arcaica 580-480 aC
ricomposta da due frammenti e mancante delle zampe, con volto di prospetto e corpo alato rivolto verso destra. La capigliatura con scriminatura mediana è organizzata in spesse trecce spiraliformi che, appuntate dietro le orecchie, scendono serpeggianti sul torace mentre ricadono dritte sull’ala posteriore.
scolpita in un solo pezzo con plinto di base, mancante di parte del muso, delle zampe rampanti anteriori, di cui rimangono le appendici alate. Il mostro marino, dal corpo sinuoso caratterizzato da un morbido modellato, ha orecchie rivolte in avanti e due grandi occhi a mandorla, leggermente allungati, doppia criniera a cresta eretta, una mandibola sporgente e arrotondata e il collo increspato da pieghe cutanee e coda bifida. La statua costituiva un arredo funerario posto ai lati dell’ingresso della tomba con probabile funzione apotropaica, insieme ad altro un elemento analogo
Statua di sfinge n nenfro - Età arcaica 580-480 aC
ricomposta da due frammenti e mancante delle zampe, con volto di prospetto e corpo alato rivolto verso destra. La capigliatura con scriminatura mediana è organizzata in spesse trecce spiraliformi che, appuntate dietro le orecchie, scendono serpeggianti sul torace mentre ricadono dritte sull’ala posteriore.
Il volto è caratterizzato da una fronte spaziosa curvilinea, con apicatura centrale, e occhi allungati evidenziati da ampie arcate sopraccigliari che, senza soluzione di continuità, si ricongiungono al naso mutilo. La tipica espressività arcaica è conferita dalla bocca con angoli leggermente piegati verso l’alto.
Dal petto prominente si dipartono le lunghe ali, desinenti a riccio con scanalature del piumaggio ben marcate. La sfinge doveva essere accosciata sulle zampe posteriori, con la coda raccolta intorno alla coscia destra, su un plinto parallelepipedo. La statua di Amburgo, insieme ad un secondo esemplare frammentario conservato nello stesso museo, è stata attribuita alla mano di un maestro scalpellino,
“Maestro di Civitavecchia”, operante a Vulci intorno alla metà del VI sec. a.C. Il Maestro, che prende il nome da una delle due sfingi conservate al museo di Civitavecchia, aggiorna il linguaggio stilistico della scultura in pietra del periodo precedente, con evidenti richiami alle esperienze scultoree greco-orientali (Samo, Mileto). L’eccezionale ritrovamento di una statua di sfinge nella nell’omonima tomba della necropoli dell’Osteria, scavi 2011-2012, incrementa il numero delle sculture ascrivibili allo stesso gruppo di cui fanno parte, oltre ai già citati esemplari di Amburgo e Civitavecchia, una statua di sfinge perduta, di cui rimangono solo le foto in bianco e nero, relative ai momenti successivi alla scoperta, un frammento acquisito nel 1984
dal Fogg Museum dell’Università di Harvard e una sfinge
appartenente ad un’anonima e non ubicata collezione privata.
Olpe (terzo quarto VII sec. aC)
Bucchero nero. Labbro aggettante, collo cilindroide a profilo concavo, alla base del collo nervatura; corpo ovoide; piede ad anello. Ansa a nastro verticale con attacco superiore bifido. Sul corpo ventaglietti aperti e disposti orizzontalmente impressi; sull'ansa cinque serie di tre ventaglietti semiaperti disposti verticalmente. Incisi al centro del corpo sette linee parallele, alla base serie di raggi a duplice tratto
Tripode in bronzo decorato con scene in miniatura di Eracle,
un autentico capolavoro dell’arte etrusca arcaica.
Ermitage, San Pietroburgo
un autentico capolavoro dell’arte etrusca arcaica.
Ermitage, San Pietroburgo
su alto piede a tromba caratterizzato da un’ampia bulla sferoidale posta al di sotto della vasca. Le anse a doppio arco, innestate sul punto di massima espansione della vasca, sono decorate con trattini. Il vaso e il coperchio (con pomello non originale) presentano una ricca decorazione geometrica organizzata in fregi sovrapposti. Almeno su uno dei due lati della vasca Il fregio principale, suddiviso in metope intervallate da fasce verticali campite con motivi a clessidra orizzontale e puntini, è decorato da una teoria di cavalli rivolti verso destra. Nel registro inferiore della vasca, inquadrato da file di triangoli reticolati, si alternano metope con losanghe intervallate da fasce verticali campite a reticolo. La bulla è decorata da fregi sovrapposti riempiti da fasce parallele, triangoli reticolati e da una catena di losanghe campite a reticolo. Sull’alto piede a tromba si sviluppa una catena di meandri a L incorniciata da fasce parallele e da catene di triangoli campiti a reticolo. Il lebete di Urbana, insieme al lebete di Cavalupo -unico rinvenuto in contesto-, agli esemplari di New York, Chicago, Tampa e a due lebeti adespoti svizzeri, è stato attribuito al Pittore Argivo, ceramografo operante in un’officina vulcente attiva intorno all’ultimo quarto dell’VIII sec. a.C. Il suo nome deriva dai motivi decorativi, ampiamente utilizzati nelle sue opere, tipici della produzione geometrica di Argo e di altri centri della Grecia insulare (Eubea e Cicladi). Nonostante gli evidenti legami con esperienze artigianali allogene non mancano richiami alla tradizione locale riconoscibili nella forma peculiare del vaso del motivo decorativo del meandro a gradini utilizzato sul piede.
Kyathos in bucchero - Età Arcaica 580-480 aC
THE TAMPA MUSEUM OF ART, FLORIDA
THE TAMPA MUSEUM OF ART, FLORIDA
Lebete etrusco-geometrico del Pittore Argivo - Età Orientalizzante 720-580 aC
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