MUSEO ARCHEOLOGICO - BOLOGNA

 MUSEO ARCHEOLOGICO - BOLOGNA

Il Museo civico archeologico di Bologna ha sede nel quattrocentesco Palazzo Galvani, in Via dell'Archiginnasio 2, 40124 Bologna, l'antico “Ospedale della Morte”. Inaugurato nel settembre 1881, nasce dalla fusione di due musei: l'Universitario – erede della “Stanza delle Antichità” dell'Accademia delle Scienze fondata da Luigi Ferdinando Marsili (1714) - e il Comunale, arricchitosi della collezione di antichità del pittore Pelagio Palagi (1860) e di numerosissimi reperti provenienti dagli scavi condotti in quegli anni a Bologna e nel suo territorio.[1]

Il Museo Civico Archeologico di Bologna è stato inaugurato il 25 settembre 1881, sotto la direzione del conte archeologo Giovanni Gozzadini[2].

Il museo si colloca tra le più importanti raccolte archeologiche italiane ed è altamente rappresentativo della storia locale[3], dalla preistoria all'età romana. La sua collezione di antichità egizie è una delle più importanti d'Europa.


Altorilievo rappresentante un Boreade, nenfro, scultura funeraria
Età Arcaica 580-480 aC 
rappresentante uno dei figli di Borea, personificazione dell’omonimo vento, proveniente quasi sicuramente dalla decorazione di un edificio tombale. Nella saga degli Argonauti, i Boreadi accompagnano Giasone e per ottenere dall’indovino Fineo informazioni sulle sorti del viaggio della mitica nave, inseguono e scacciano le Arpie che li tormentano. A questo episodio sembra rimandare il gesto di sguainare la spada in cui il personaggio alato è rappresentato.

Specchio etrusco - Età Classica 480-320 aC
Specchio circolare del tipo con codolo inserito in un manico lavorato a parte e targhetta trapezoidale. Sul lato riflettente, due volute sormontate da una palmetta con foglie d’edera ai lati. Sul rovescio, scena figurata incorniciata da due tralci d’edera e corimbi che si dipartono da una palmetta incisa nell’esergo, diviso dal campo figurato da una semplice linea. Nel campo, un giovane e una fanciulla entrambi nudi, gradienti l’una verso l’altra, designati da iscrizioni [Cruisie; talitha]. Il giovane regge un alabastron e un fiore che porge alla ragazza che regge una cesta. G. Colonna ha interpretato la scena come incontro amoroso tra un personaggio maschile, forse da identificarsi con il re lidio Creso e una anonima fanciulla.

c.s.
Specchio circolare del tipo a codolo inserito in un manico lavorato a parte e targhetta trapezoidale. Il lato riflettente presenta una doppia voluta da cui si dipartono due volute minori da cui pende un triangolo. Sul rovescio, la composizione figurata è incorniciata da tralci d’edera e corimbi. Nell’esergo, diviso dal campo figurato da una fascia decorata a triangoli campiti da fasce oblique, è una sirena ad ali spiegate, con volto di profilo e torso e coda di prospetto, vestita con chitone. La scena figurata rappresenta un duello tra due guerrieri in panoplia, che, in assenza di iscrizioni, è interpretato da E. Gerhard come combattimento tra Achille e Memnone, mentre la figura dell’esergo sarebbe identificabile con Eos, madre di Memnone. 


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