CANINO E VULCI

CANINO E VULCI



La storia di Canino dovette sicuramente essere collegata a quella della città etrusca di Vulci, rispetto alla quale si ritiene sia sorta come centro agricolo, per poi assurgere a ruolo di pagus. Come tutti gli altri centri che gravitavano intorno a Vulci, le fortune di Canino aumentarono con il decadimento della città etrusca che nel medioevo andò deserta.

Tra il 1214 e il 1259, Canino era alleata di Viterbo, cui aveva fatto atto di vassallaggio, mentre successivamente, fino all'inizio del XIV secolo, fu alleata di Toscanella.

Comune

Teatro comunale Luciano Bonaparte
Corso Giacomo Matteotti, il "borgo"

CHIESA COLLEGIATA DEI SS. APOSTOLI

L’attuale edificio di culto fu edificato tra il 1783 e il 1793 in sostituzione di una chiesa più antica. La chiesa è costruita in stile barocco-settecentesco; è a tre navate, a croce latina, con tre grandi porte di ingresso, con sei finestroni in vetro policromo e tredici finestroni in vetro normale. Sulla facciata, in stile, con tre portali in pietra, 
si innalzano, pure in pietra, sei grandiosi candelabri-fiaccole. 


opera in legno dorato, risalente alla metà del XVIII secolo.

opera del pittore fiorentino Mariotto Albertinelli (1474-1515).

olio su tela raffigurante “Papa Pio VII”, opera del pittore francese G.B. Wicar (XIX sec). Il pontefice è seduto su una ricca poltrona con indosso un abito bianco e rocchetto con stola. Questa splendida opera fu donata alla chiesa da Alexandrine de Bleschamp, seconda moglie di Luciano Bonaparte.


Sulle vetrate d’ingresso sono posti due tondi ad olio su tela, di Anonimo fiammingo, rappresentanti ciascuno la figura ieratica di un Profeta. Entrambi i dipinti, furono donati alla chiesa dal Principe di Canino Luciano Bonaparte nel 1809.


EX CONVENTO DI SAN FRANCESCO



Il complesso risale alla seconda metà del '400, ma ha subito modifiche in epoca barocca; in particolare alla metà del '600 con l'aggiunta del chiostro esterno, 
addossato alla facciata che così è scomparsa.
Con l'aggiunta del citato chiostro esterno si dovette "tagliare" e ridurre la chiesa dell'Annunziata, anteriore allo stesso convento, visto che risale al XIII secolo; l'origine medievale è evidentissima dalla facciata di quanto resta


Museo della Ricerca Archeologica di Vulci (MURAV)
Questo museo illustra le scoperte archeologiche effettuate nell'area di Vulci, una delle principali città dell'Etruria Antica. Le collezioni includono reperti risalenti dall'età del Ferro al III-II secolo a.C., provenienti principalmente dalle necropoli circostanti. Una delle attrazioni principali del museo è la ricostruzione a grandezza naturale del ciclo di affreschi della Tomba François, originariamente scoperta nel 1857 e nota per la sua straordinaria bellezza.


La tomba François è uno dei più importanti monumenti etruschi (340 – 330 a.C.), soprattutto per la sua ricchissima decorazione ad affresco che ne fa una delle più straordinarie manifestazioni della pittura etrusca. 
Si trova nella necropoli di Ponte Rotto a Vulci e fu scoperta nell’aprile 1857 dall’archeologo 
e Commissario regio di Guerra e Marina del Granducato di Toscana Alessandro François a cui fu intitolata. 
Il ciclo di affreschi, staccato dalle pareti e suddiviso in pannelli su ordine del Principe Alessandro Torlonia, fu trasportato nel 1863 a Roma, presso Villa Albani. Il sepolcro appartenne alla famiglia etrusca dei Saties di Vulci, una delle più grandi famiglie aristocratiche della città. La tomba François, con i suoi affreschi, contrappone temi troiani a temi di storia eroica vulcente all’interno di un contesto volutamente antiromano e attesta il nome etrusco di SERVIO TULLIO (MASTARNA), come affermato dall'imperatore CLAUDIO, 
grande appassionato di storia etrusca.


Vaso François (da Chiusi)
ceramica greca a figure nere
autori: Kleitias (ceramografo) e Ergotimo (ceramista)




Poco interessante il presbiterio, mentre meritano attenzione le cappelle del lato dx, non tanto per le tele ivi presenti (nella seconda cappella vi è un grande quadro della Madonna del Rosario del 1590), ma per gli affreschi tra cui quelli del paliotto degli altari della prima e terza cappella che sono attribuiti al Pastura; forse di questo pittore è anche la figura di santo posto nel pilastro che separa la prima dalla seconda cappella.







         Canino fu la residenza della famiglia Farnese, e proprio nel comune nacque il 28 febbraio 1468 Alessandro Farnese, in seguito diventato papa Paolo III.

Cappella Bonaparte

Luciano (Lucien)  Bonaparte

Qui visse e fu sepolto, insieme alla famiglia, presso la chiesa Collegiata di Canino, Luciano Bonaparte fratello di Napoleoneprincipe di Canino e Musignano; il ruolo di Luciano fu determinante al fianco del fratello Napoleone dapprima nella creazione del Consolato, quando Luciano ricopriva la carica di Presidente del Consiglio dei Cinquecento,
 e dopo come Ministro dell'Interno ed ambasciatore a Madrid, 
infine quando quest'ultimo era fuggito dal suo esilio sull'Isola d'Elba
I titoli di principe di Canino e Musignano passarono successivamente ai Torlonia.


VULCI fu oggetto di intense opere di scavo, organizzate da Alexandrine De Blenchamp, moglie di Luciano Bonaparte, il quale una volta saputo dei ritrovamenti nei terreni di sua proprietà, finanziò personalmente gli scavi, finalizzati al reperimento e alla vendita di quanto ritrovato. Nel 1857 fu scoperta la celebre Tomba François. 


Gli scavi francesi a Vulci si riferiscono principalmente alle campagne di scavo condotte da Alessandro François nella seconda metà del XIX secoloIn particolare, nel 1857, François scoprì la famosa Tomba François, nota per il suo ciclo pittorico, e condusse altre ricerche nella necropoli di Ponte Rotto.
 

Tomba
Strada

CASTELLO DELL'ABBADIA O DI VULCI 

suggestivo ponte etrusco-romano, detto dell'arcobaleno o del diavolo (III sec. a.C.), alto trenta metri e dominante sul fiume Fiora.

Il castello, in origine, era un'abbazia benedettina (da cui il nome), dedicata a san Mamiliano: la sua posizione strategica nella zona tra Stato Pontificio e Granducato di Toscana e l'importante arteria su cui vigilava il ponte, rendevano l'edificio conteso e appetibile. Infatti, dal XII secolo in poi, gli AldobrandeschiOrvieto e i Prefetti di Vico se lo contesero aspramente modificandone l'aspetto e trasformandolo in castello fortificato, in forma trapezoidale e con torre di vedetta.

Nel 1430 Ranuccio Farnese il Vecchio ebbe il maniero in feudo e, nel 1513 il cardinale Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III, lo ebbe in vitalizio e vi dimorò piacevolmente quando gli impegni da porporato lo permettevano.
Il futuro pontefice modificò la struttura esterna ed interna del castello nella maniera in cui lo si vedrà nei secoli futuri.

Nel 1537 l'Abbadia fu inserita nel Ducato di Castro che il papa Farnese aveva appositamente costituito per il figlio Pier Luigi: rientrò nello Stato della Chiesa nel 1649 dopo la distruzione della città.

Ponte del diavolo

Nel 1808 divenne proprietà di Luciano Bonaparte e, nel 1856, fu acquistato
dalla famiglia Torlonia, a cui rimase fino al 1960, quando divenne proprietà dello Stato. 

Castello-fossato
Castello
Entrata
Castello - esterno




Castello - interno
 - 


Laghetto del Pellicone

zona-del-mitreo

Mitreo

Mitreo

Tempio (Ricostruzione)


Lebete etrusco-geometrico del Pittore Argivo - Età orientalizzante 720-580 aC 
munito di coperchio, su alto piede a tromba caratterizzato da un’ampia bulla sferoidale posta al di sotto della vasca. Le anse a doppio arco, innestate sul punto di massima espansione della vasca, sono decorate con file di losanghe e triangoli campiti a reticolo e presentano, sulla sommità, un’appendice plastica. Il vaso, dipinto in tecnica bicroma, presenta una decorazione organizzata in fregi sovrapposti. Nel pannello centrale della vasca, su entrambi i lati, è dipinto il motivo dei cavalli affrontati ai lati di una struttura identificata come una mangiatoia, con triangoli campiti a reticolo come riempitivi. Nelle metope laterali, incorniciate da fasce decorate a linee verticali e reticoli, sono dipinti due ampi quadrifogli (lato A) e un cavallo verso destra (lato B). La parte bassa della vasca e l’alto piede a tromba sono decorati da bande parallele alternate a fasce campite con motivi geometrici (zig-zag e punti, catene di losange, triangoli campiti a reticolo, meandri a gradini) e zoomorfi (metope con cavalli rivolti verso destra). Il lebete di Cavalupo -unico rinvenuto in contesto- insieme agli esemplari di New York, Chicago, Tampa, Urbana-Champaign e a due lebeti adespoti svizzeri, è stato attribuito al Pittore Argivo, ceramografo operante in un’officina vulcente attiva intorno all’ultimo quarto dell’VIII sec. a.C. Il suo nome deriva dai motivi decorativi, ampiamente utilizzati nelle sue opere, tipici della produzione geometrica di Argo e di altri centri della Grecia insulare (Eubea e Cicladi). Nonostante gli evidenti legami con esperienze artigianali allogene non mancano richiami alla tradizione locale riscontrabili nella forma peculiare del vaso e nell’utilizzo del motivo decorativo del meandro a gradini utilizzato sul piede.
Oinoche etrusco.corinzia del Pittore delle Rondini - Età orientalizzante 720-580 aC 
a bocca trilobata con lobo mediano decorato da tre rosette sovradipinte affiancate da due occhi apotropaici. Il breve collo cilindrico e le rotelle laterali dell’ansa -a triplice bastoncello- sono decorati da rosette sovradipinte. Al di sotto del collo corre un fregio decorato da sottili baccelli filiformi. Il corpo si suddivide in tre registri, separati da sottili fasce brune: nel fregio superiore si alternano fiori e boccioli di loto capovolti e allacciati a sottili volute; nei due registri sottostanti si sviluppa una teoria di stambecchi pascenti rivolti verso destra, con ritocchi in colore rosso, interrotta -nel fregio principale- dal motivo eponimo di due rondini affrontate su ramo. Sul fondo sono dipinte numerose rosette rese a puntini. La parte inferiore dell’ansa e del corpo sono decorati rispettivamente da una palmetta capovolta campita a puntini e da denti di lupo. La raffinata oinochoe, che richiama nella forma e nella decorazione vasi prodotti nell’Egeo meridionale, è stata riferita alla produzione iniziale del Pittore delle Rondini, un artigiano di origine greco-orientale attivo a Vulci alla fine del VII secolo a.C. La sua produzione, che consta di una dozzina di vasi -più quattro esemplari riferiti alla sua bottega-, sintetizza al suo interno i caratteri stilistici derivati dal suo ambiente di formazione e quelli richiesti dalla commitenza locale. Il motivo decorativo delle rondini appollaiate sul ramo arricciato, di chiara derivazione greco-orientale, si ritrova identico sul fregio principale di una grande kylix-cratere -esposta al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma-  sulla quale è stata impostata l’identificazione del Pittore delle Rondini, scoperta nel 1961 sempre nella necropoli dell’Osteria di Vulci a seguito di uno scavo clandestino.


I fabbri esperti lavorano il metallo: realizzano attrezzi agricoli ma anche ornamenti da indossare sugli abiti tessuti da abili tessitori e insegne di potere per i leader della popolazione.















Corredo funebre






Vaso biconico biansato. Bronzo laminato e decorato a sbalzo. Un manico è intenzionalmente asportato. Nel manico, fuso, sono inserite due coppie di pendenti di bronzo

Urne cinerarie
Prima età del ferro sec. VIII a.C.












Produzioni locali

Vasi di fattura greca
fibula ad arco rivestito (fine VIII/inizio VII sec. aC)
arco rivestito con dischi di ambra ed osso, staffa lunga 
Olpe. (700-627 aC) Bucchero nero. Labbro aggettante, collo cilindroide a profilo concavo, alla base del collo nervatura; corpo ovoide; piede ad anello. Ansa a nastro verticale con attacco superiore bifido. Sul corpo ventaglietti aperti e disposti orizzontalmente impressi; sull'ansa cinque serie di tre ventaglietti semiaperti disposti verticalmente. Incisi al centro del corpo sette linee parallele, alla base serie di raggi a duplice tratto (MUSEO ARCHEOLOGICO - FIRENZE)
fuseruola a superficie liscia (VII-VI sec. aC)  (CROCETTA)
Kyathos con coppa emisferica e ansa sopraelevata in bucchero pesante grigio scurissimo e superficie nero opaco. La coppa presenta labbro distinto, ansa sopraelevata con sommità schiacciata a bottone e munita di ponticello di rinforzo presso il labbro e piede troncoconico cavo. Sul corpo, sotto l'attacco dell'ansa, vi sono due fasci di sottile righe orizzontali incise. L'orlo è sbrecciato in alcuni punti. Questo tipo di kyathos è frequente soprattutto nel territorio di Vulci. (seconda metà VI sec. ac) (TORCELLO)
hydria (ultimo quarto VI sec. ac)
Vaso: Bassa spalla a profilo tronco-conico convesso, corpo tronco-conico rovescio a profilo convesso. Coperchio (non è sicura la pertinenza al vaso): presa di forma sferoidale, schiacciata ai poli, sormontata da una protuberanza tronco-conica; calotta bassa a profilo obliquo, separata mediante gradino dell'orlo piatto; al di sotto battente verticale
anello (ultimo quarto VI sec. ac); verga tubolare con grande castone a cartiglio e decorazione a sbalzo che occupa l''intero campo: una figura alata nello schema della corsa in ginocchio tra un mostro alato ed un felino. Lungo il margine del castone decorazione perlinata; il bordo esterno è filigranato con un motivo di doppie spirali ad "esse" con perlina nell''occhio della voluta. E'' un tipo di anello di origine fenicia diffuso nel VII e soprattutto nel VI sec. a.C. in molti centri del mediterraneo e ampiamente imitato in Etruria dove le botteghe produttrici sono probabilmente da localizzare a Vulci
(VILLA GIULIA)





oinochoe/ a bocca trilobata (metà VI/ inizio V sec. aC) (AREZZO)
Bucchero quasi nero pesante; decorazione a rilievo. Corpo a pareti quasi cilindriche, rientranti alla spalla e presso il piede; alto collo a profilo concavo, con un collarino all’attacco e un secondo a metà altezza; bocca fortemente trilobata con orlo distinto; ansa verticale a nastro; piede ad anello
kylix, a occhioni (ATTICA) - ultimo quarto VI sec. aC (CROCETTA)
Bacino profondo, piede discoidale strombato a margine tondeggiante, sormontato da un collarino; anse oblique a bastoncello impostate orizzontalmente nella parte mediana del bacino
kylix (ultimo quarto VI sec)
Grande kylix attica a figure nere a occhioni, con Eracle e Teseo tra guerrieri. Pittore di Vulci T. 50. 
La tomba nel complesso è databile al 530-510 a.C
cista a traforo (fine V sec. aC)
manico (alt. 5,2 cm; lungh. 9,6 cm): uomo nudo (collana con grande bulla) che fa l''arco al''indietro, il dorso presenta un leggero incavo; a causa del movimento, i capelli cascano giù in una strana forma di ''capitello ionico''; il manico era fissato originariamente tramite due perni (cfr. il manico della cista da Vulci, Osteria t. 51: Jurgeit, F., "Cistenfüße". Etruskische und Praenestiner Bronzewerkstätten. Le ciste prenestine II 1 (Roma 1986) pp. 73 ss. 151(K 42, 1-3) tav. XLIII d. Corpo in alto e in basso due fasce di lamina di bronzo (alt. 4,9 / 5,3 cm) con un festone sul quale corre una linea di forellini e un''altra di punti a rilievo e in mezzo sette borchie con appositi anellini; le lamine erano fissate originariamente tramite chiodi (visibili fori del fissaggio che ripetono le misure dei fori nel festone). 3 piedi (alt. 5,7 - 5,9 cm): zampa bovina sormontata da un ''capitello ionico'' su cui posa una testa femminile a viso rotondo con grandi occhi e capelli spioventi (VILLA GIULIA)
statuetta (ultimo quarto V sec. aC)
Minerva tipo Promachos: gamba destra portanta, sinistra flessa (su tutti e due i piedi forti perni di fusione: altezza totale 14,6 cm), braccio destro alzato con la lancia, braccio sinistro proteso in basso con lo scudo; elmo attico con alto cimiero e paragnatidi mobili alzate; egida squamata, priva di Gorgoneion, piuttosto corta e con bordi perlati; pesante gonna con bordo verticale perlato in avanti sopra una leggere sottoveste, "corsetto" pesante sopra una cintura (o sottoveste ?) di perline e linguette; capigliatura visibile, grandi occhi espressivi. Cfr. la Menerva da Vulci a Parigi, Louvre Br 299 (Cristofani M., I bronzi degli Etruschi, Novara 1985, n. 92) (VILLA GIULIA)













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