CELLERE e PIANIANO
CELLERE e PIANIANO
Cellere è un tipico “centro di sprone” che presenta tutte le caratteristiche della “cosiddetta posizione etrusca”, è collocato su una platea di roccia tufacea alla confluenza di due corsi d’acqua.
La prima fase vede l’utilizzo dello sprone di tufo da parte delle popolazioni etrusche per farne un deposito alimentarie e molto probabilmente fu usato come granaio dalla vicina Vulci. L’utilizzo del sito a granaio continuerà anche nel periodo romano.
La grotta, poi, è conosciuta anche con l’appellativo di mercareccia.
La merca era attività praticata una o due volte l’anno; consisteva nel radunare i vitelli nati nella macchia al fine di apporre su di essi un marchio a fuoco che ne indicasse la proprietà.
Quello di Pianiano è un piccolo e antichissimo borgo situato lungo la strada che collega Vulci a Ischia di Castro, a 4 km da Cellere, di cui fa territorialmente parte.
Scavata nel tufo, Pianiano è un esempio di insediamento medievale che ha avuto origine molto indietro nel tempo, nell’antico culto di Apollo/Diana connesso alla caccia.
La storia moderna di Pianiano risale al periodo medievale quando, durante gli scontri per il predominio del territorio dell’alta Tuscia, venne realizzato un primo insediamento fortificato.
Tra tutte le famiglie che si contesero il dominio su Pianiano
prevalse quella dei Farnese che lo annesse al Ducato di Castro
Il periodo di prosperità ebbe fine nel XVI secolo,
quando lo Stato Pontificio ebbe la meglio sulla famiglia Farnese.
Da questo momento l’abitato entrò in crisi e finì per spopolarsi nella prima metà del XVIII secolo.
A metà del XVIII secolo il Papa Benedetto XIV concesse le terre di Pianiano, insalubri e difficili da coltivare, ad un gruppo di famiglie albanesi di Scutari, che aveva chiesto aiuto al Pontefice per sfuggire alle persecuzioni religiose dei turchi che dopo momenti di scontro, finirono per fondersi con le famiglie locali.
Nel cuore di Pianiano sorge ancora oggi la chiesa medievale dedicata al patrono San Sigismondo; al suo interno è conservata una pregevole acquasantiera ornata da tre gigli farnesiani che sottolineano l’appartenenza del borgo alla famiglia dei Farnese e al Ducato di Castro










Commenti
Posta un commento