MARTA
Storia

Panorama
Alcuni studiosi le attribuiscono origini storiche antichissime, facendola risalire al periodo fenicio, dal quale avrebbe derivato il nome di Marath.
Altri sostengono che abbia anche avuto origini etrusche.

Panorama
Dal XIII secolo sino alla sua annessione al regno d'Italia, Marta ebbe una storia travagliata: contesa fra Stati limitrofi e famiglie potenti, passò da una dominazione all'altra subendo le immancabili e dolorose traversie.

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A seguito di questi eventi, si avvicendarono al governo del paese i Prefetti di Vico, i Signori di Bisenzio, le città di Orvieto e Viterbo, i capitani di ventura Fra' Moriale e Angelo da Lavello detto Tartaglia. Successivamente fu posseduta dalle famiglie Orsini e Farnese, che si alternarono nel governo del Paese, finché, nel 1537, Marta fu inclusa nel Ducato di Castro, costituito da papa Paolo III per il figlio Pierluigi e vi rimase fino alla distruzione dello stesso, nel 1649, ad opera delle truppe pontificie di papa Innocenzo X (famiglia Pamphili).

lastra, frammento (secc. VIII-IX)
I frammenti sono decorati da tralci di vite ondulati con grappoli d'uva e foglie a tre lobi
incise al centro. Al di sopra è un fregio costituito da una cornice a dentelli
e da una fascia con elementi vegetali
Il capitello (fine sec. VIII/inizio IX) è decorato da un doppio giro di foglie piene a lobi arrotondati e fortemente ricurvi; due ricci affrontati chiudono in alto la composizione. Esso è stato rozzamente riadattato su una colonna frammentaria che presenta scanalature a spirale lungo il fusto
La scultura (bottega toscana - fine sec. XIII-inizio XIV) risulta costituita da un capitello e da una figura umana barbuta collocati a sostegno di una bifora in una casa medioevale del borgo antico; realizzata in pietra tufacea locale, essa si affaccia sulla piazzetta
occupata anche dalla chiesa dei Santi Biagio e Marta
Perugia, Fontana Maggiore, figure della vasca superiore.
La scultura, nonostante sia stata corrosa dalle intemperie e risulti mutila della gamba sinistra, permette ancora di cogliere una notevole vitalità formale ed espressiva in cui si avverte qualche riflesso della plastica toscana, in particolare dell'arte di
Giovanni Pisano. La cariatide che si torce sotto il peso
del capitello trova dei precedenti nei sostegni figurati ideati da Giovanni Pisano per le sue opere
portale architravato (ultimo quarto sec. XV)
Le parti laterali del portale risultano scolpite con un motivo a tralci di vite uscenti da un vaso posto in basso. Fra i tralci, notevolmente danneggiati dalla esposizione alle intemperie, si individuano ancora alcuni pesci e qualche uccello. La decorazione termina su entrmabi lati con un grande giglio farnesiano. Sull'architrave compare al centro il monogramma di Gesù circondato da fiamme e retto da due angeli. Al di sopra è un'iscrizione che ricorda l'intervento in questa chiesa della famiglia Farnese. L'intera struttura è completata da un cornicione sporgente decorato da una fascia ad ovoli fortemente rilevati
stalli del coro (fine sec. XVIII)
Una balaustra definita da colonnine separa i sedili dallo spazio riservato all'altare. La spalliera è spaziata da lesene scanalate sormontate da capitelli ionici con piccole ghirlande e risulta compartita in cinque pannelli rettangolari profilati da cornici lineari. Sulla cimasa, munita di conice rettilinea leggermente aggettante, è l'emblema della Confraternita dell'Orazione e Morte.
Gli stalli del coro occupano sia la parete destra che quella sinistra del presbiterio e sono posti uno
di fronte all'altro. L'opera si caratterizza per una struttura classicheggiante di ispirazione archiettonica, qualificata dalla chiara semplicità della linea, da una equilibrata scansione spaziale e dalla compostezza della copertura priva della monumentalità che generalmente caratterizza i cori sei-settecenteschi.
Tali elementi inducono a datare il manufatto verso la fine del XVIII secolo. Esso fu sicuramente commissionato dall'Arciconfraternita dell'Orazione e Morte come denota il suo emblema posto sulla cimasa

Torre dell'orologio
Il periodo farnesiano è ricordato dalla Torre Ottagonale che poggia su un torrione
quadrangolare e sembra essere stato costruito con materiale della vicina città di Bisenzio
dopo la sua distruzione.
LA FAMIGLIA FARNESE A MARTA
Lo stemma farnesiano del 1500 di Paolo III (Alessandro Farnese), papa dal 1534 al 1549,
proveniente dalla facciata del vecchio municipio di Marta demolito nel 1926,

Municipio
Volta Palazzetto Farnese
Palazzetto Farnese
Posto a destra del palazzo comunale, il Palazzo Ciotti di Marta (VT) presenta un ampio portale bugnato con un architrave recante la scritta "SFORZA CIOTTI 1571".Nella chiave del portale in basaltina è scolpito un giglio farnesiano e, al di sopra, un giglio a tutto tondo poggia su un parallelepipedo ornato da un terzo giglio a bassorilievo. Varcando il portone si accede a un cortile che raccorda l'ala del vecchio palazzo all'ala nuova che fronteggia la piazza e il largo Bracaletti.
L'ala nuova fu costruita nel 1570 e nella seduta del consiglio comunale del 2/7/1570 Messer Sforza Ciotti, che aveva ricoperto la carica di sindaco nel 1555 e nel 1560, ottenne di far murare una finestra dell'allora palazzo comunale per evitare che occhi estranei potessero affacciarsi nel costruendo cortile.
Tutte le finestre del palazzo, anche quelle del piano terreno e del muro del cortile, hanno riquadrature in basaltina; gli architravi di quelle che si affacciano all'interno del cortile sono decorati con il giglio
mentre nelle fasce compare la scritta SFORZA.
FIUME MARTA
Il fiume Marta, chiamato anticamente Larthe, è l'unico emissario del lago di Bolsena; scorre nel Lazio, in provincia di Viterbo, nel territorio dei comuni di Marta, Tuscania e Tarquinia.
La valle formata dal Marta è stata usata, fin dalla preistoria,
come importante via di comunicazione e di transumanza.
Il Marta sfocia nel mar Tirreno, dopo un corso di circa 50 km, nei pressi di Tarquinia;
presso la foce sorgeva, anticamente, il porto etrusco di Martanum.
Inizio del fiume
La via principale del paese di Marta che attraversa il fiume (via Laertina) ricorda il nome antico che portava il fiume (Larthe). Questo antico nome deriverebbe secondo alcuni studi da "Larthe Oppidum", nome con il quale veniva identificato l'abitato di Marta in epoca etrusca.
Durante la Seconda Guerra Mondiale i Tedeschi, per contrastare l'avanzata verso nord degli Alleati, fecero saltare il ponte del fiume nella cittadina di Marta.

Sul fiume Marta è ancora presente un insediamento dell'epoca
etrusca chiamato
"La Cannara", visitabile nel comune di
Marta (VT).
Una fitta serie di canne era stata piantata sul passaggio del fiume per rallentare
il flusso dei pesci e catturarli facilmente dal capanno sopra realizzato.
Nel medioevo "La Cannara" divenne una peschiera (trappola per le anguille).
ISOLA MARTANA
Isola Martana - Vista dall'alto

Isola Martana

Isola Martana
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