TARQUINIA

 TARQUINIA

Storia

La città di Tarquinia (Tarquinii in latino e Tarch(u)na in etrusco, derivante dal nome del mitico Tarconte) fu uno dei più antichi e importanti insediamenti della dodecapoli etrusca. In rapporto con Roma fin da epoca molto antica, diede a questa città la dinastia dei re Etruschi (Tarquinio Prisco,Servio Tullio, nome etrusco Mastarna, 
Tarquinio il Superbo) che svolse un ruolo di primaria importanza
 nella storia della città latina (fine del VII e VI secolo a.C.).

Palazzo Comunale

Gli antichi miti legati a Tarquinia (quelli del suo fondatore eponimo Tarconte - figlio o fratello di Tirreno - e dell'oracolo infantile Tagete, che diede agli Etruschi la disciplina etrusca), indicano l'antichità e l'importanza culturale della città. In base ai ritrovamenti archeologici, Tarquinia ha eclissato i suoi vicini ben prima dell'avvento dei documenti scritti. 
Si dice che fosse già una città fiorente quando Demarato di Corinto portò degli operai greci.


L'emergere di Tarquinia come potenza commerciale già nell'VIII secolo a.C. fu influenzato dal controllo delle risorse minerarie situate sulle monti della Tolfa, a sud della città 
e a metà strada dal porto caeretano di Pyrgi.


Nel 509 a.C., dopo il rovesciamento della monarchia romana, la famiglia di Tarquinio Superbo andò in esilio a Caere. Egli cercò di riconquistare il trono dapprima con la congiura tarquiniana e, quando questa fallì, con la forza delle armi. Convinse le città di Tarquinia e Veii a sostenerlo
e guidò i loro eserciti contro Roma nella 
battaglia di Selva Arsia.
Nonostante la vittoria dell'esercito romano, 
Livio riporta che le forze di Tarquinia combatterono bene sull'ala destra, respingendo inizialmente l'ala sinistra romana.

(SEC. XIII)
rosone
capitello di pilastro
c.s.
Il semicapitello poggia su una semicolonna dal fusto liscio a cui si lega tramite un collarino con il profilo a sezione di cerchio. La decorazione a rilievo raffigura una corona di foglie terminanti con caulicoli tipici delle foglie d'acanto cui si ispirano. Il capitello è sormontato da due abachi separati da una gola, quello inferiore ha listelli profilati a sezione di cerchio
c.s.
c.s.
c.s.
c.s.
c.s.
c.s.
acquasantiera a conchiglia, coppia (fine sec. XVI)

DUOMO DI TARQUINIA
Il Duomo dei Santi Margherita e Martino è stato edificato nel 1260 ed elevato a cattedrale di Corneto (precedente denominazione di Tarquinia) il 5 dicembre 1435. Nel XV secolo fu ampliato per volere del vescovo Bartolomeo Vitelleschi ma nel 1643 fu distrutto da un terribile incendio. Ricostruito in breve tempo, è stato poi nuovamente oggetto di un restauro in stile neoclassico nel XIX secolo





Chiesa di S. Maria in Castello

è il monumento di età medievale più rappresentativo di Tarquinia. L’inizio della sua edificazione risale al 1121 e la sua consacrazione avvenne nel 1207.

Lo sperone su cui sorge l’edificio fa parte del nucleo originario del cosiddetto castrum cornetum, il luogo dove la popolazione dell’antica Tarquinia etrusca si trasferì dopo la caduta dell’impero romano.

La facciata tripartita della chiesa ha subito numerosi rimaneggiamenti nel tempo sino all’aggiunta del campanile a vela nel XVII secolo. E’ comunque ancora ben apprezzabile il notevole portale centrale decorato da dischi e da cerchi raccordati da fasce che ospitano ancora parte della decorazione cosmatesca opera di Pietro di Ranuccio (1143) come si evidenzia dall’epigrafe:

“RANUCII PETRUS LAPIDUM NON DOGMATE MERUS ISTUD OPUS FECIT OPTIME”

Al di sopra del portale si trova una bifora che ne riprende gli schemi decorativi. Un’altra epigrafe ne  attribuisce la realizzazione al fratello di Ranuccio, Nicola:

“NICOLAUS RANUCII MAGISTER ROMANUS FECIT HOC”

I due portali minori sono sormontati da piccole finestre e un fregio romanico ad archetti ciechi che unisce le lesene e continua nei fianchi. 



CHIESA DI SAN MARTINO
Probabilmente è la chiesa più antica della città: in alcuni documenti è testimoniata la sua esistenza dal 1051, ma le notizie che la riguardano sono scarsissime. 
Dalla documentazione d’archivio risulta che già dal sec. XVI la parrocchia era in decadenza, 
tanto che nel 1612  venne accorpata a quella di S.S. Maria e Margherita.
L’impostazione architettonica è romanica, ma i molti interventi subiti nel corso del tempo, testimoniati dalla compresenza di varie influenze stilistiche (dalla pisana, nella cornice bicromica della facciata e nella finestra circolare nel timpano, alla meridionale, all’araba, nel sesto rialzato, alla settentrionale, negli archetti dell’abside maggiore e nella serie di arcatelle della facciata), ne hanno mutato l’aspetto sia interno che esterno. L’interno è suddiviso in tre navate da coppie di pilastri e lungo la navata sinistra si può vedere ciò che resta di un affresco del sec. XV raffigurante S. Anna e la Vergine col Bambino.

ARA DELLA REGINA




(Università Agraria)

Prime notizie dello stabile risalgono al 1502-1504. Durante il Pontificato di Urbano VIII (1623 – 1644), nato Maffeo Vincenzo Barberini (Firenze, 5 aprile 1568 – Roma, 29 luglio 1644), fu venduto alla Reverenda Camera Apostolica per 44.000 Scudi e trasformato in Casa di Pena riservata agli ecclesiastici, per questo è conosciuto anche come “Ergastolo”.

La famiglia raggiunse l'apogeo della sua potenza grazie al cardinale Maffeo Barberini, che nel 1623 venne eletto papa con il nome di Urbano VIII e che permise alla famiglia di accrescere la propria fortuna e il proprio lustro. I Barberini ottennero, infatti, tra gli altri, anche il titolo di "Principe di Palestrina" nel 1627


Furono inoltre grandi mecenati e protettori delle arti, circondandosi di grandi artisti come Gian Lorenzo BerniniFrancesco BorrominiPietro da Cortona. A loro si deve, ad esempio, la costruzione a Roma del maestoso palazzo Barberini o della stravagante chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza, considerati capolavori dell'arte barocca.


Tuttavia, d'altro canto, abusarono e sfregiarono gli antichi monumenti, tanto che è divenuta celebre la locuzione latina "Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini"
(«Quello che non fecero i 
barbari, lo fecero i Barberini»).













(Museo Archeologico)

Voluto dal cardinale Giovanni Maria Vitelleschi, ed edificato tra il 1436 ed il 1439 (con il completamento dei lavori però solo nel 1460-90), viene considerato uno dei principali palazzi rinascimentali del Lazio.








I Cavalli Alati, altorilievo fittile databile al sec. IV a.C. facevano parte
della decorazione del tempio dell’ “Ara della Regina”.









kylix in bucchero ((VI sec. ac)

lamina d'oro (VI sec. aC)
orecchino d'oro a bauletto (seconda metà VI sec. aC
oinochoe baccellata (seconda metà VI sec. aC)
Kantharos gianiforme - ceramica ATTICA (fine VI sec. aC)
A: testa di donna bianca. B: testa di donna nera. A: configurata a testa di donna bianca con orecchini e capelli entro sakkos, ornato di tralcio d''edera; B: configurata a testa di donna nera con orecchini e capelli entro sakkos ornato di tralcio d''edera; kalathos decorato a scacchiera
orecchino a tubo (V/IV sec. aC)
kylix (IV sec. aC)

(SECONDA METÀ IV SEC. AC)
anello con castone figurato
c.s.
lamina
c.s.
lamina rettangolare
lamina trapezoidale
candelabro (terzo quarto IV sec. aC)
figura femminile con bambino
cratere a campana (IV se. aC)
patera (III sec. aC)
anello con gemma figurata incastonata (III sec. aC)
Verga a lamina doppia, all'' interno piatto, all''esterno piuttosto convessa; nella parte centrale si alza un castone circolare ) che accoglie una gemma di ambra ( 2x1,8 cm.) sulla quale è inciso un profilo sinistro femminile con capigliatura raccolta sulla nuca trattenuta da un nastro e coperta da un velo piuttosto sottile e leggero.
sarcofago con coperchio (secondo quarto III sec. aC)
figura maschile semisdraiata
testa (III/II sec. aC)
anello con gemma figurata incastonata (I/II sec. dC)
Verga a fascia che si allarga per accogliere un castone ovale con pasta vitrea incisa
 raffigurante una testa maschile di profilo



ceramica attica







gemma da Tarquinia  (V sec. aC)
Vermeule: Calcedonio-Onice. (Antica montatura girevole). Grifone che si muove a sinistra, in un bordo a treccia. Sommerville afferma che sia stato rinvenuto 
in uno scavo nei pressi di Corneto (oggi Tarquinia)

antefissa, terracotta (299-200 aC)
Terracotta, maschile. Solo testa, presumibilmente da antefissa in conchiglia. Faccia frontale. Baffi con estremità ricurve verso il basso accanto alla bocca. 
Capelli e barba ricci. Rosso conservato sul viso. Area depressa sul dorso
antefissa da Tarquinia (400-300 aC)
Testa maschile; da un'antefissa di conchiglia, la maggior parte della conchiglia mancante. Bordo inferiore conservato. Volto frontale. Baffi, le cui estremità si curvano verso il basso accanto alle labbra. Capelli e barba ricci. Una ciocca di capelli ondulata su ciascun lato. Il bordo del velo (?) incornicia il volto. Rosso sul collo e un po' sullo sfondo a destra. Dorso liscio, 
incavo nella zona del volto, con un contrafforte completo e parte della tegola di copertura.
antefissa in terracotta (400-300 aC)
Solo testa femminile; molto frammentaria; presenta segni di punzonatura; molto simile al tipo MS 1820, ma non identico. Parte del bordo inferiore conservata. Volto, in altorilievo, conservato tranne per una grande scheggiatura dalla mascella sinistra. Per il resto, rotto tutt'intorno. 
Dorso concavo, liscio. Diadema con disegno indistinto in bassorilievo. Capelli divisi al centro, 
ondulati all'indietro dalla fronte e ricadenti in ciocche lungo le guance.
 Collana piuttosto pesante e aderente, con motivo a corda. Volto frontale.
Antefissa, terracotta (400-300 aC)
Testa femminile; corrisponde al tipo maschile MS 1821. Da un'antefissa in conchiglia, la conchiglia si è rotta tranne una piccola sezione a destra. Il retro include parte dell'inizio di una tegola di copertura. La parte superiore è rotta all'altezza della parte inferiore del diadema mancante. Capelli divisi al centro, ondulati all'indietro dalla fronte, che ricadono in ciocche lungo le guance. A destra si trova parte della cornice della testa, a sezione arrotondata; e un po' della decorazione a viticci in rilievo della conchiglia. Il bordo inferiore è parzialmente conservato. Sfondo rosso sulla conchiglia.
Antefissa, terracotta (400-300 aC)
Testa femminile; motivo a viticci ondulato in rilievo su conchiglia. Volto frontale. Diadema con rosette in bassorilievo. Capelli divisi al centro, ondulati all'indietro dalla fronte e ricadenti in ciocche lungo le guance. Una cornice modanata, a sezione arrotondata, circonda il volto. Tracce di fondo rosso. Dorso liscio, contrafforte completo. Ha montatura in metallo;
Coperchio di sarcofago, terracotta  (399-300 aC)
Rappresentazione a grandezza naturale di una testa maschile frontale, con il braccio destro alzato e la mano che tocca la parte posteriore della testa. Il mantello copre parte del braccio. I capelli sono pettinati in avanti in ciocche folte fino alla sommità della fronte. Un nastro scende lungo il collo su entrambi i lati (Apollo?). Pupille degli occhi incise. Tracce di rosa nelle pieghe. 
Bordi rotti in basso, a destra e sul retro. Tessuto pesante a piastrelle. 

in bronzo e ferro (399-300 aC)
in bronzo laminato, a forma di mezzaluna. Ogni pezzo è forato da 3 fori, uno centrale ovale e, a ciascuna estremità, un foro quadrato. Sulla superficie interna sono presenti numerosi (19-22) piccoli rebbi ravvicinati. A metà tra le due estremità della mezzaluna si trova un elemento sporgente che ricorda la punta di una freccia. In 3 casi il foro centrale è ostruito da una massa di ferro corroso. Una barra di ferro con un dente di cavallo attaccato è stata trovata
 per unire uno dei pezzi di ferro rotti nel foro centrale di uno di essi.
kylix da Tarquinia (500-450 aC)
Kylix a colori sovrapposti; grande tondo, circondato da una linea ondulata continua entro linee dipinte a ruota. Figura maschile nuda, con le parrucche tese, in vista di 3/4, che avanza a grandi passi verso sinistra con il piede destro in avanti. Tiene una corona nella mano sinistra e sembra reggere un ramo sopra una costruzione che potrebbe essere un altare con la mano destra. L'altare è costituito da una base allargata, un breve fusto e un pesante capitello dorico. Fiamme si levano dalla sommità. Esterno: su ciascun lato due figure drappeggiate si fronteggiano. 
In gran parte intatta, ma diversi pezzi staccati e incollati di nuovo. 
Tutta la decorazione in giallo rosato con numerose incisioni per la figura alata. Da Corneto.
lekythos da Tarquinia
Intatto. Completamente smaltato, fatta eccezione per la superficie di appoggio e la parte inferiore. 
Il fogliame bianco è ormai in gran parte scomparso sul davanti e sui lati. Sotto l'impugnatura sul retro  è presente un disegno a freccia, con la punta rivolta verso l'alto. Argilla color cuoio chiaro.
skyphos da Tarquinia (5 sec. aC)
Su ogni lato un gufo tra due rametti di ulivo, i gufi e i contorni dei rametti sono incisi, tracce del colore un tempo applicato per le foglie. Intatto. Alcune abrasioni e scrostature della vernice. Superficie di appoggio e parte inferiore del piede conservate.
supporto per pentole etrusco-corinzio da Tarquinia (n.d.)
Piccolo. Ceramica color cuoio. Decorazione a fasce marroni. Orlo ricurvo verso l'interno.
cista (IV/III sec. aC)
manico (alt. 3,7 cm; lungh. 6,8 cm): pantera sdraiata (evidenziato il pelo fitto dietro le mascelle) con la coda messa sulle cosce in forma di arco. 3 piedi (alt. 6,3 cm): zampa felina su una base quadrangolare, sopra una testa velata che sorge da una foglia d''acanto. Coperchio con un solo cordone presso il lato superiore. Corpo: sul fondo un marchio per il centraggio; 
un solo cordone a rilievo presso l''orlo e la base; manico e piedi fissati tramite saldatura

anello con gemma figurata incastonata (III sec. aC)
Verga a lamina doppia, all'' interno piatto, all''esterno piuttosto convessa; nella parte centrale si alza un castone circolare ) che accoglie una gemma di ambra ( 2x1,8 cm.) sulla quale è inciso un profilo sinistro femminile con capigliatura raccolta sulla nuca trattenuta da un nastro 
e coperta da un velo piuttosto sottile e leggero.

Tazza carenata biansata. (metà VIII-meeeetà VII sec.). Labbro estroflesso, collo troncoconico, spalla a profilo convesso costolata; impasto bruno, decorazione a rilievo e applicata a borchiette di bronzo; al centro apofisi conica sormontata da archetti; ventre a profilo convesso; fondo piano, anse sormontanti a doppio bastoncello incrociato sul culmine, verticali. 
Nervature verticali alternate a file di borchiette

Acquedotto Romano



Chiesa di San Francesco

Centro storico

Centro storico

Chiesa di San Martino

Facciata

Fontana

Mura

Necropoli etrusche

Necropoli etrusche

Palazzo Comunale

Palazzo Comunale

Panorama

Panorama

Panorama

Panorama

Piazza San Martino

Piazza

Torre

Torre dei Barucci - Tarquinia
Casa medievale, V. delle Torri, 40/42A - Tarquinia
Casa medievale, v. delle Torri, 44 - Tarquinia
Mostra di portale di tipo fiorentino con bugne piatte, con stemma sulla chiave d'arco
peperino di Viterbo (sec. XV - XVI) Tarquinia
Palazzetto cinquecenteco, v, XX Settembre, 47-51 - Tarquinia

Palazzetto seicentesco - Tarquinia
Palazzetto quattrocentesco, C.so V. Emanuele. 29-35 - Tarquinia
Palazzetto quattrocentesco, C.so V. Emanuele, 37-41 - Tarquinia
Palazzetto, v. XX Settembre, 29-35 - Tarquinia
Torre muro medievali, v. delle Torri, 45 - Tarquinia
Villa Bruschi-Falgari (suburbana) - Tarquinia
Palazzo e palazzetto Sacchetti - Tarquinia

Palazzo dei Priori, XIV sec. - Tarquinia
Torre medievale, v. S, Martino, 32
Il Bargello - Tarquinia
Casa del Marchese - Tarquinia
Torre medievale, v. di Porta Castello, 5 - Tarquinia
Casa in via degli Archi, 8 - Tarquinia
Palazzetto, v. degli Archi, 8

Casa medievale, v. di Porta Castello,23 -Tarquinia
Torre del Magistrato - Tarquinia

Casa e Torre medievali, v. G. Bruno 27/29

Casa-torre medievale, v. . Martino, 49 - Tarquinia
Torre in via Ripa, 41 - Tarquinia
Case medievali, v. S. Martino 89-99 - Tarquinia
Case medievali in v. degli Archi, 49-59 - Tarquinia
Casa dei Cavalieri - Tarquinia
Casa cinquecentesca, p.za sant'Antonio, 26/27 - Tarquinia
Casa cinquecentesca, v. G. Bruno, 20 - Tarquinia
Cinta muraria, v. G. Mazzini 4A

Organo (Morettini Nicola) - sec. XIX - Piazza Duomo -Tarquinia

TOMBE DIPINTE










Tomba delle Olimpiadi



Tomba del Triclinio ca. 500-475 aC
La vivacità dei colori, la tecnica e lo stile con cui l’autore si sofferma sui particolari, 
fanno pensare a un autore greco.



Tramonto


Il complesso architettonico – che comprende la Villa, la Cappella gentilizia e l’edificio rustico – venne eretto per volere dei conti Bruschi-Falgari su una delle tante loro proprietà ubicate sul territorio della città
.






LIDO




Porto Clementino

Tornato in auge nel medioevo come approdo di uomini illustri e merci pregiate; più volte restaurato, anche da Clemente XII (1738, da cui il nome), ebbe anche un caricatore (1748). Collegato alla navigabilità del fiume Marta e alle limitrofe saline, l’approdo venne abbandonato (sec. XX) superato da quello di Civitavecchia.

Commenti

Post popolari in questo blog

PROVINCIA DI VITERBO - Indice

LA CHITARRA IN PILLOLE - INDICE

Vulci reperti nel Mondo