VITERBO

VITERBO 

Storia


Nel territorio di Viterbo vi sono tracce di insediamenti 
neolitici ed eneolitici, nell'ambito della cultura di Rinaldone.
Sono state rinvenute poche presenze etrusche, specie nel sottosuolo, ma probabilmente, in questo periodo,
 l'insediamento sul colle del Duomo, da identificare con 
Surina o Surna, non raggiungeva lo stato di vicus 
ed era un avamposto della 
lucumonia di Tarquinia. Nelle vicinanze sorgevano gli altri centri etruschi di Musarna e Acquarossa (poi distrutta, e ricostruita a poca distanza come Ferento).

È il XII secolo il periodo in cui Viterbo, libero comune, si assicurò il possesso di numerosi castelli:
in tal senso la protezione di Federico I Barbarossa (presente nella città nel 1162),
e il suo riconoscimento del comune viterbese, conferì legittimità alla sua politica di espansione.

CASTELLO COSTAGUTI













Il leone, simbolo di Viterbo











Piazza del Plebiscito
  •  Il nome ufficiale fu attribuito in ricordo della votazione del 2 ottobre 1870, in cui i cittadini di Viterbo scelsero di eliminare il potere dei Papi e di unire la città al nuovo Regno d'Italia. [1]
  • Piazza del Comune: Ancora oggi gli abitanti del posto la chiamano in questo modo, perché dal 1264 è il centro della vita civile, con il palazzo del Municipio e la Prefettura. [1]

  • Prefettura (sin) e Palazzo dei Priori (dx)
    nella duecentesca piazza del Plebiscito   
     
          
        L’edificio fu sotto la tutela della famiglia Della Rovere,
    dapprima con Sisto IV e successivamente con Giulio II.







    Porta Fiorentina 
    Porta Fiorentina "by night"
    Porta Romana
    San Silvestro

    La chiesa di Santa Maria Nuova è una chiesa romanica di Viterbo situata nel centro storico, non distante dal quartiere medioevale di San Pellegrino e da Piazza San Lorenzo.
    È sede della parrocchia più antica della città, risalente al 
    1217.

    Santa Maria Nuova - Trittico

    CHIESA DI SAN FRANCESCO ALLA ROCCA

    pulpito

    Pulpito esagonale sostenuto da mensoloni che poggiano su una base altrettanto poligonale.
     Su una delle lastre è scolpito il mongramma raggiato di Cristo. 
    Vi compaiono due iscrizioni, l'una a lettere romane, l'altra a caratteri gotici
    Detto "Pulpito di San Bernardino", poichè il santo usava fare le prediche davanti alla chiesa
    quando andò a predicare a Viterbo nel 1426


    monumento funebre di Adriano V (di Arnolfo di Cambio) (seconda metà XIII sec.)
    Su una fascia marmorea con cerchi a nastro di porfido e serpentino poggia un alto stilobate ricco di marmi e mosaici in porfido, serpentino e onice giallo, sul quale poggia un alto basamento decorato con colonnine tortili. Il sarcofago è inserito entro un'edicola a tetto spiovente retta da quattro colonne, semisferiche quelle a muro, 
    e a tortiglione con mosaici quelle anteriori

    Arnolfo di Cambio (1245-1310)
    ---------------------------------Palazzo della Signoria - Firenze
    ----------------------------------------------------------------Castello dei conti Guidi a Poppi.

    Colle di Val d'Elsa, casa-torre
    dove nacque Arnolfo di Cambio


    portale ad arco (seconda metà sec. XIV)
    Tipico portale il cui arco a tutto sesto si sviluppa in molteplici ghiere che provocano uno sguincio all'interno.
    Sul profilo obliquo si collocano colonnine tortili 
    definite da una cornice nel punto in cui si imposta l'arco

    mostra d'arco (sec. XIV)

    Arco a sesto acuto appena accennato, con lo sguincio formato da varie ghiere
     dove si inseriscono decorazioni a dentelli e a tortiglione, che seguitano sui pilastri di base


    mostra d'arco (sec. XV)
    Arco a tutto sesto, con tortiglione e sagome geometriche di tipo trecentesco.
    Era l'arco di accesso alla cappella, dedicata a Santa Maria degli Angeli, nel 1429, dal notaio Nuto Ceccolini.
    La cappella svolse una funzione storica importante essendo diventata,
    dopo che la residenza dei Rettori del Patrimonio si stabilì in San Francesco,
     luogo ove si svolgevano le adunanze


    tabernacolo - a frontale architettonico di Vassalletto III (sec. XIII)
    Tabernacolo composto da timpano (contenente un'iscrizione) e architrave sorretti da due colonnine tortili a decorazioni musive con capitelli corinzi a due ordini di foglie d'acanto, con basi attiche; il tutto poggia su un basamento 
    nel quale è incisa un'iscrizione contenente la firma dell'autore
    Il tabernacolo oggi non è più visibile, trovandosi a 10 metri di profondità dopo i bombardamenti del 1944

    armadietto per oli santi (sec, XIII/XIV)

    Entro una cornice rettangolare è inserito un arco a sesto acuto sorretto da due colonnine con capitello corinzio
     inquadrante un arco a tutto sesto con tre lobi gotici all'interno e sormontato da un compasso centrale con due cerchi

    fonte battesimale (sec. XIV)

    Su una base con volute di fogliami accartocciati è il fusto che sostiene la vasca 
    decorata alla base da foglie d'acanto e sull'orlo da una modanatura a elementi incrociati. 
    E' chiuso da un piccolo rocchio di colonna levigata con capitello a fogliame
     che fa da base a un gruppo bronzeo con il Battesimo di Cristo

    Pietà (di Masini Tommaso di Peretola detto Zooroastro, sec. XVI)

    Tra le poche opere note di questo allievo di Leonardo del quale è originale interprete dello sfumato
     che risolve schiarendo fino alla trasparenza i colori che così si fanno sfumati



    Palazzo dei Papi - sala del Conclave
    Loggia dei Papi








    Cattedrale di San Lorenzo








    Piazza della Morte
    Fontana della Morte - XIII° sec.

    La compagnia della "Buona morte" aveva la propria sede nella chiesa di S. Tommaso  e come scopi
    aveva quello di assistere i moribondi e quello di provvedere alla sepoltura dei morti delle campagne.

    Fontana di S.Giovanni in Zoccoli (Piazza Dante -1246)

    Fontana di S. Faustino (XIII° sec.)
    di fronte alla chiesa di s. Faustino e Giovita

    Fontana di S.M. in Poggio


    Fontana di Pianoscarano

    Fontana Grande
    (considerata la più bella di Viterbo)


    Fontana di San Silvestro o del Gesù
    (Piazza del Gesù, accanto alla chiesa di S. Silvestro)
    Fontana di San Pietro alla Rocca
    Rimaneggiata nel 1575 da Giacomo Barozzi detto il Vignola

    c.s.

    Fontana del Palazzo dei Priori

    Fontana delle Erbe

    c.s.
    Fontana di S. Salvatore o di S. Carluccio

    Fontana di Sant'Andrea
    (Quartiere di Pianoscarano)

    Fontana del Convento della Trinità (XIII° sec.)

    Fontana della Loggia del Palazzo Papale

    Fontana davanti al Palazzo Vescovile

    QUARTIERE DI PIANOSCARANO


    Il quartiere San Pellegrino è un quartiere del centro storico della città di Viterbo
    situato sul percorso della via Francigena. L'asse principale inizia da Piazza san Carluccio
    e continua lungo via San Pellegrino fino alla piazza centrale
    su cui confluiscono vicoli laterali e su cui si affacciano l'omonima piccola chiesa e il palazzo degli 
    Alessandri.

    Palazzo degli Alessandri - Viterbo, XIII sec.

     Il palazzo venne salvato soltanto grazie all'intervento di papa Innocenzo IV. Questo palazzo presenta la particolarità di avere un profferlo interno, cioè nel perimetro dell'edificio e con un parapetto all'altezza dell'entrata, visibile dalla piazza.


    Chiesa di San Pellegrino

    Profferlo

    La zona cittadina aveva caratteristiche residenziali e conserva torri e palazzi duecenteschi, spesso dotati di profferlo,
     che mantengono il loro aspetto medievale. Alcuni edifici sono andati distrutti durante le lotte per il potere
    tra le famiglie viterbesi, tra cui il palazzo Gatti, di cui rimane solo una piccola porzione in via Cardinal La Fontaine.

    Piazza San Carluccio





    MUSEO ETRUSCO (ROCCA ALBORNOZ)


     La Rocca Albornoz, sede del Museo Archeologico Nazionale, è appoggiata a una parte del percorso delle mura della città
     e domina la piazza sottostante sul quale si trova una fontana in 
    peperino, progettata dal Vignola.


    Costruita nel 1354 dal cardinale Egidio Albornoz, la fortezza dopo una serie di distruzioni,
     ha beneficiato di una ristrutturazione nel 1506 promossa dal 
    papa Giulio II,
     che ha chiamato il Bramante al fine di aggiungere il cortile e la fontana centrale

    Bramante (1444-1514)
    Tempietto di San Pietro in Montorio (RM)


    Rocca Albornoz


    Vista su piazza della Rocca








    Anfora attica a figure nere con coperchio.

    Dioniso, fra due Menadi, regge nelle mani un kantharos ed un tralcio di vite.
    Ultimi decenni del VI sec. a.C.




    Portaprofumi




    DA VITERBO 
    attingitoio con ansa sopraelevata (seconda metà VIII sec.)
    d''impasto bruno, con stampigliatura sulla parte superiore dell''ansa e sulla spalla. Orlo verticale.
    Ansa verticale e sormontante,impostata dall''orlo alla spalla
    attingitoio a corpo carenato (seconda metà/ultimo quarto VIII sec.)
    di piccole dimensioni. Impasto bruno con stampigliatura a cordicella sulla spalla. 
    Decorazione a baccellature sul corpo
    olletta (seconda metà/ultimo quarto VIII sec.) 
    monoansata di impasto bruno a corpo globulare con innesto dell''ansa 
    dal labbro alla massima espansione del corpo

    attingitoio (ultimo quarto VIII sec. aC)
    a impasto bruno, monoansato, con decorazione a denti di lupo sulla spalla e sull''ansa. Labbro estroflesso e ansa a cordicella impostata dall''orlo alla spalla. Apodo a fondo piatto
    oinochoe a bocca trilobata in bucchero nero a corpo globulare (prima metà/seconda metà sec. VII)
    Ansa a cordicella, impostata dalla spalla al labbro, corpo semiglobulare. Piede svasato ad anello sottile
    olpe piriforme (prima metà/seconda metà sec. VII)
    in argilla chiara depurata. Corpo piriforme su piede a listello, ansa a nastro 
    impostata dalla spalla al labbro
    oiochoe a bocca trilobata (prima metà/seconda metà sec. VII)
    argilla chiara depurata, corpo ovoidale depresso. 
    Piede a listello e ansa a nastro impostata dall''orlo alla spalla
    Aryballos piriforme (VII sec. aC)
    argilla chiara depurata, piccola ansa a nastro impostata dal labbro alla spalla. 
    Decorato sotto il collo con una serie di fasce verticali (petali) e sul resto del corpo 
    con fasce di color rosso e bruno intercalate da zone risparmiate
    oinochoe (VII sec. aC)
     di argilla depurata color nocciola, ansa a nastro impostata sulla spalla. 
    Bocca trilobata e corpo semi globulare carenato al fondo. Spalla ben distinta
    oinochoe trilobata a corpo globulare (prima metà/secondo quarto VII sec.)
    di bucchero grigio. Alto collo ben distinto e bocca trilobata. Ansa a nastro impostata 
    dal labbro alla spalla. Corpo semiglobulare. Linee circolari incise all''altezza del collo
    oinochoe a bocca trilobata (primo quarto/fine IV sec.)
    Oinochoe trilobata in bronzo con ansa verticale impostata dal metà del corpo al labbro 
    decorata con palmetta terminale. Ansa fusa in un solo pezzo saldata 
    con due ribattini laterali e uno centrale in corrispondenza della palmetta terminale
    disco-corazza (primo quarto/fine IV sec.)
    Disco di corazza in lamina bronzea. Decorato a punzonatura e a cerchi concentrici a rilievo
    piastrina di rivestimento (primo quarto/fine IV sec.)
    Piastra di rivestimento in bronzo mancante dell''elemento a disco incorporato nell''altro esemplare
    Decorazione a punzonatura e a cerchi in rilievo
    piastrina di rivestimento (seconda metà/fine IV sec.)
    Piastra bronzea ovoidale di rinestimento. Con doppio disco incorporato in un lato. 
    Decorazione a punzonatura e a cerchi a rilievo
    olla a corpo ovoidale (fine IV/III sec.)
    di argilla color arancio molto farinosa. Corpo ovoide slanciato a parete spessa
    e alto labbro svasato. Apoda a fondo lievemente convesso
    olla a corpo ovoidale (fine III/inizio II sec.)
    Olla ad orlo estroflesso, corpo ovoidale leggermente globulare alla spalla, impasto di argilla grezza 
     con inclusi micacei e calcarei. Apoda a fondo leggermente convesso
    olpe (fine III/seconda metà II sec.)
    Olpe ad argilla giallo-rosata a corpo globulare. Ansa a nastro rifinita ad angolo retto impostata dal collo alla spalla.
    Piccola solcatura sul collo in corrispondenza dell''attacco dell''ansa. Apoda a fondo piatto
    olla a corpo globulare (fine III/inizio II sec.)
    Olla a corpo globulare molto slanciato di argilla grezza con inclusi di mica.
     Superficie assai rugosa, labbro lalto e molto estroflesso a spigolo vivo. Apoda a fondo piatto
    olpe biconica (ultimo quarto III/prima metà II sec,)
    di argilla chiara poco depurata, con labbro espanso ed estroflesso. Ansa a nastro verticale,
     impostata dal collo alla massima espansione del corpo. Apoda
    coppa emisferica (secondo  quarto III/primo quarto II)
    Coppa acroma di argilla chiara molto granulosa. Vasca emisferica a parete spessa
     su piede a basso stelo. Orlo indistinto e ingrossato
    olpe (seconda metà III/primo quarto II sec.)

    poculum (II sec.)
    Bicchiere in argilla arancio abbastanza fine, corpo ovoide rastremato alla base. 
    Orlo leggermente obliquo a collarino molto estroflesso
    olpe ovoidale (II sec.)
    Olpe a corpo ovoidale molto espanso nella parte terminale. Argilla beige-rosa, con orlo estroflesso tipo collarino.
    Ansa a nastro ingrossato impostata dal collo alla spalla. Apoda a fondo piatto
    lagynos (fine II/inizio I sec.)
    con ansa a nastro ingrossato, corpo troncoconico fortemente espanso. Orlo piatto leggermente estroflesso e sporgente. Impasto colore rosa-arancio. Apodo a fondo piatto
    poculum (ultimo quarto II /prima metà I sec)
    di argilla arancio dura e granulosa con inclusi biancastri. Superficie lisciata non omogeneamente.
    Corpo troncoconico rastremato alla base e labbro a tesa superiormente piatto e con costa arrotondata
    olla (seconda metà II/prima metà I sec.)
    Olla con tracce di vernice nera. Corpo ovoide slanciato e orlo fornito di un sottile battente verticale sul margine esterno.
    Orlo estroflesso. Apoda a fondo piatto

    I REPERTI DA BLERA E VETRALLA sono nelle loro pagine.

    BASILICA DI SANTA MARIA DELLA QUERCIA


















    Musei Universitari
    Bullicame Dante canto XIV,vv. 76-84
    «Tacendo divenimmo la 've spiccia
    fuor della selva un picciol fiumicello,
    lo cui rossore ancor mi raccapriccia.
    Quale del Bullicame esce ruscello
    che parton poi tra lor le peccatrici,
    tal per la rena giù sen giva quello.
    Lo fondo suo ed ambo le pendici
    fatt'era 'n pietra, e margini dallato»

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